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mercoledì 18 luglio 2018

Migranti: Sant'Egidio, stop flussi causa penuria badanti. Appello a Conte, "subito 50mila visti. Un anziano su 4 è solo"

AnsaMed
Roma - Accudiscono i nonni quando rimangono da soli, le si vede passeggiare per strada con andatura più lenta per star dietro all'anziano di turno, si sostituiscono ai figli e ai nipoti nelle cure a domicilio dei vecchietti. Sono le cosiddette badanti, donne spesso straniere diventate un pilastro per tante famiglie italiane.


Oggi però, "a causa dei restringimenti previsti per gli immigrati" iniziano a scarseggiare. A C, che spiega: "Le badanti non vengono più e questo è un problema per gli anziani. Senza di loro, senza l'assistenza domiciliare o senza la creazione di forme alternative di co-housing non possono più stare a casa loro e c'è un tasso di mortalità in aumento".

Nel corso di una visita del premier italiano Giuseppe Conte alla comunità, Impagliazzo ha affrontato il problema con il presidente del Consiglio in persona: "Abbiamo proposto di inserire nel decreto flussi, che spero sia fatto entro il 2019, non meno di 50 mila visti per motivi di lavoro". 

Il nodo, infatti, secondo Sant'Egidio è il "blocco sostanziale del decreto flussi che non viene rinnovato dal 2011". Tra le richieste a Conte anche la garanzia del "rinnovo del protocollo per i prossimi corridoi umanitari per i siriani e gli africani del Corno d'Africa. Gli abbiamo lasciato un promemoria, ora vedremo i risultati", chiosa Impagliazzo.

In Italia "sta crescendo l'isolamento degli anziani sia perché aumentano, sia perché le reti che li proteggevano si stanno indebolendo. Un anziano su quattro è solo, non ha nessuno che lo assista o che potrebbe assisterlo. Si sta affermando un modello che va contro le nostre tradizioni e che consiste nel creare troppe residenze sanitarie assistenziali e ospizi. Il modello italiano invece permetteva all'anziano di vivere a casa, accudito dalla famiglia, dai parenti e dai vicini. 

A fronte dell'indebolimento di queste reti serve creare soluzioni alternative tra cui la prima é aumentare il numero delle badanti", afferma il presidente di Sant'Egidio. Secondo i dati divulgati dalla Comunità, i vecchietti che vivono soli in Italia sono 3,8 milioni, il 33% del totale. La percentuale sale di molto a Roma dove si attesta al 41%, ovvero 250 mila persone.

Nella fascia di popolazione italiana con più di 85 anni è il 52,2% ad abitare da sola.

USA - Il culto americano per la pistola nel Paese dei 100 morti al giorno

La Repubblica
Più armi da fuoco, più morti innocenti. Tutto qui. Bambini, studenti, familiari, bersagli di stragisti, suicidi, incidenti, questa semplice equazione che da 40 anni la lobby americana delle armi cerca di nascondere spendendo tre milioni all'anno per sopprimere ricerche e comprare parlamentari, dovrebbe essere l'inizio e la fine di ogni illusione e di ogni discussione sulla "difesa a mano armata". Ma non lo è.


Avvinghiata alla Costituzione che sembra - ma nel tempo l'interpretazione è variata - concedere a ogni cittadini il diritto di portare armi e appesa al falso senso di sicurezza che stringere in pugno il calcio di un'automatica o imbracciare un fucile semiautomatico produce - lo so, l'ho provato, è un sentimento intossicante - la "gun culture", la cultura della pistola, vende legalmente dieci milioni di armi da fuoco ogni anno per 12 miliardi di dollari. 

E delle 36mila persone che cadono sotto i colpi al ritmo di quasi cento al giorno, la percentuale di criminali violenti fermati da cittadino armato per legittima difesa, o per legittimo sospetto, è microscopica, ridotta a qualche caso aneddotico. Quella pistola, quell'AR, il fucile d'assalto, uccidono chi li possiede più che chi li aggredisce.

Non basta un articolo di giornale per riassumere e illustrare i 62 studi accademici migliori, quelli che non servono cioè interessi o pregiudizi politici, selezionati dagli anni '90 a oggi, per dimostrare la ovvietà di un rapporto di causa ed effetto che la logica illustra e la paura nasconde dietro l'illusione dell'autodifesa.

Dal 1992, quando il Centro per il Controllo delle Malattie di Atlanta tentò di completare senza successo una ricerca definitiva sulla relazione fra armi e vittime e fu aggredito dalla Nra, la lobby degli armaioli che scatenò una campagna nazionale accusando il Centro di "scienza spazzatura", la diffusione delle Glock, Colt, Armalite è cresciuta. 

E con essa il numero di vittime, confermando un antico proverbio: "Quando un proiettile lascia la canna non ha più amici o nemici, ma soltanto bersagli".

I casi singoli - il padre che fredda in Texas il figlio che rientrava a casa di nascosto nella notte scambiato per un intruso, il bambino che gioca con la pistola di papà, la lite familiare per "futili motivi" che degenera in sparatoria per la presenza di un'automatica in casa - non escono neppure dal nido delle notizie locali. Esplodono invece le stragi, quelle che un tempo prevedevano almeno quattro vittime per essere definite tali e oggi sono scese a tre morti, vista la diffusione, che increspano la superficie dell'opinione pubblica, accendono lumini, producono marce e omelie, prima che l'acqua si quieti e tutto torni come prima. Con un effetto paradossale: se la politica o l'opinione pubblica si agitano e mostrano segni di risveglio dall'incantesimo a mano armata, la vendita di armi schizza in alto.

Nel 2016, quando l'elezione di Hillary Clinton, favorevole a una limitazione del commercio, sembrava imminente, gli armaioli vendettero cifre record, 12 milioni di pezzi.

È un gorgo irresistibile, nel quale ogni tentativo di introdurre elementi di moderazione senza intaccare l'apparente dettato della Costituzione viene inghiottito e che la lobby alimenta, senza fare distinzione fra Repubblicani e Democratici. Perché nessuno, negli stati del Sud, rischia la trombatura per denunciare l'insensatezza ci norme che permettono in alcuni casi di portare con sé le armi nascoste e autorizza a sparare nel "sospetto" di essere minacciati.

Non ci sono politici progressisti o conservatori che osino prendere di petto la lobby che ora sta raggiungendo anche il governo italiano attraverso Matteo Salvini, ma non soltanto perché hanno le tasche profonde e la spregiudicatezza di usare senza pudore. Non osano perché il dogma del libero possesso di armi è ormai nel tessuto della cultura popolare.

Se smagliature si aprono, come accadde dopo il massacro dio Parkland, in Florida, che ha portato centinaia di migliaia di giovani a Washington per piangere e promettere mobilitazione, le volpi della politica, a partire da Trump idolo della lobby, spendono qualche buona parola, invitano a pregare, promettono qualche lodevole modifica a norme che permettono anche ai casi psichiatrici di acquistare armi e poi aspettano che il mare si calmi.

Le ricerche dicono che soltanto fra i giovanissimi sotto i 24 anni, l'opposizione alle armi è forte, ma con l'aumentare dell'età il richiamo del West torna e gli anziani vogliono restare aggrappati alle loro pistole e fucili, fino a quando "qualcuno me le strapperà dalle mie mani fredde" come disse Charlton Heston, il "Mosè" che divenne il volto e la voce mistica degli spacciatori di armi. E i vecchi, a differenza dei giovani, votano, garantendo la maggioranza ai pro-gun.

L'illusione dell'autodifesa, della propria casa trasformata in fortezza, è troppo seducente, troppo elementare, soprattutto nel tempo della paranoia sapientemente sfruttata e moltiplicata dalle infezioni dei Social e delle notizie false, contro le orde di assassini, stupratori, gangster, rapinatori riversati dalle invasioni apparenti di immigrati illegali.

Un'anziana signora aggredita da un immigrato fa esplodere la collera e fa fiondare cittadini da armaiolo per spendere i 1200 dollari necessari per un fucile semiautomatico o i 200 per una Glock, la pistola preferita del momento. Su quell'aggressione, la lobby costruirà cattedrali di paura, monumenti di voti e camionate di dollari. Sui bambini della elementare del Connecticut stroncati da un giovanotto armato (dalla mamma) come Rambo, lumini, veglie e lacrime.

Vittorio Zucconi

18 luglio - Nelson Mandela International Day a 100 anni dalla sua nascita

Blog Diritti Umani - Human Rights
“Il perdono libera l'anima, rimuove la paura. È per questo che il perdono è un'arma potente.”
18 Luglio 1918: nasceva Nelson Mandela, l’uomo che avrebbe cambiato il mondo.
Data molto importante sia per il popolo africano che per le persone di colore in generale: 100 anni fa nasceva Nelson Mandela, l’uomo che avrebbe aperto nuovi orizzonti di pensiero



Ho percorso questo lungo cammino verso la libertà sforzandomi di non esitare, e ho fatto alcuni passi falsi lungo la via. Ma ho scoperto che dopo aver scalato una montagna ce ne sono sempre altre da scalare.” Questa è la frase che descrive meglio il pensiero di Nelson Mandela, un uomo che con la sua tenacia, la voglia di combattere, ma anche con il suo coraggio ha combattutto per anni al fianco della sua gente, abbattendo barriere una dopo l’altra.

L’18 Luglio è un giorno importantissimo per il popolo sudafricano, ma in particolare per tutte le persone di colore e per quelle che soffrono di qualsiasi tipo di razzismo. L’18 Luglio nasceva Nelson Mandela, il promotore della lotta contro l’apartheid, nonché ex presidente del Sudafrica. Una data memorabile perchè è proprio grazie a quest’uomo che sono stati superati limiti mentali o lacune fra razze ed etnie diverse. Una lotta durata tantissimi anni, ma d’altronde lo stesso Mandela affermava: “Un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è mai arreso.” E Mandela può essere reputato un vincitore.
Sono io il padrone del mio destino, il capitano della mia anima.” Nelson Mandela non era solo un sognatore, lottava fino al raggiungimento degli obiettivi.

Open Arms, Libia lascia morire donna e bimbo. Salvata una donna. Salvini: "notizia falsa"

Ansa
Ong twitta foto corpi in mare dopo l'intervento della Guardia Costiera di Tripoli. Fonti Viminale, versione Ong è fake news.




La Libia avrebbe lasciato morire una donna e un bambino che erano a bordo di un gommone in difficoltà. Lo denuncia Proactiva Open Arms pubblicando su twitter le foto dei due corpi in mare, tra i resti di una barca. "La Guardia Costiera libica ha detto di aver intercettato una barca con 158 persone fornendo assistenza medica e umanitaria - ha scritto il fondatore della Ong Oscar Camps - ma non hanno detto che hanno lasciato due donne e un bambino a bordo e hanno affondato la nave perché non volevano salire sulle motovedette".

Nelle foto si vedono i corpi di una donna e di un bambino, ormai privi di vita e appoggiati a quello che resta del gommone. "Quando siamo arrivati - dice ancora Camps - abbiamo trovato una delle donne ancora vive ma purtroppo non abbiamo potuto far nulla per l'altra donna e il bambino". 


Secondo Camps i due sarebbero morti poche ore prima che la nave di Open Arms arrivasse nella zona. A bordo della nave c'è anche il deputato di Leu Erasmo Palazzotto. "Matteo Salvini - ha scritto su twitter pubblicando la foto della donna e del bambino - questo è quello che fa la guardia costiera libica quando fa un salvataggio umanitario. Open Arms ha salvato l'unica superstite mentre i tuoi amici libici hanno ucciso una donna e un bambino. Almeno oggi abbi la decenza e il rispetto di tacere e aprire i porti".

La versione diffusa dalla Ong Proactiva Open Arms, secondo la quale vi sarebbe stata un'omissione di soccorso da parte dei libici che ha provocato la morte di una donna e di un bambino abbandonati tra i resti di un gommone, "è una fake news". E' quanto sostengono fonti del Viminale sottolineando che "nelle prossime ore" verrà resa pubblica "la versione di osservatori terzi che smentiscono la notizia secondo cui i libici non avrebbero fornito assistenza".

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martedì 17 luglio 2018

Lifeline, Ue impedisce i salvataggi. "Se avessi lasciato annegare persone non sarei di fronte al giudice"

ANSA
Il capitano della nave della Ong tedesca Lifeline, Claus-Peter Reisch, è tornato a criticare il comportamento dell'Unione Europea per il suo atteggiamento nei confronti dei migranti: "è vergognoso che la Ue faccia più per impedire i salvataggi di emergenza che per salvare le vite umane", ha reso noto oggi il capitano prima di lasciare La Valletta in direzione di Monaco. Almeno 277 persone sarebbero morte al largo di Malta mentre le navi di salvataggio erano ancorate nell'isola, ha sostenuto Reisch. 


Il comandante Claus-Peter Reischdella Lifeline
"Stiamo seriamente discutendo se è legittimo salvare delle vite umane? Se avessi lasciato annegare quelle persone ora non mi troverei davanti al giudice. Questo è meschino ed è un pericolo per la democrazia", ha proseguito il capitano della Lifeline. Reisch, sotto processo a Malta, dovrà ripresentarsi davanti alle autorità maltesi il 30 luglio.

Libia - 8 migranti morti (tra cui 6 bambini) in un camion dove erano stipati in 90

AnsaMed
Otto migranti, tra cui sei bambini, sono morti nell'ovest della Libia nel cargo di un camion dove erano stipati, a causa delle esalazioni di benzina che veniva trasportata all'interno del cargo. Lo hanno detto le autorità della città di Zuwara, citate da Lybian Express. Altri 90 migranti sono stati salvati, ma versano in condizioni critiche.


I superstiti del camion
Secondo le autorità di Zuwara (110 km a ovest di Tripoli), i 90 superstiti sono stati portati in ospedale. Si tratta di migranti partiti da paesi dell'Africa subsahariana, ma anche di cittadini del Bangladesh e del Pakistan, hanno aggiunto. Secondo il Libyan Herald, i cento migranti erano chiusi in un container refrigerato che normalmente serve a trasportare pesce o carne. 


L'interno del camion con latte di benzina 
che con le loro esalazioni hanno provocato la morte
Tra le immagini postate su Facebook dal direttorato per la sicurezza di Zuwara ci sono quelle di almeno nove taniche di benzina all'interno del cargo e di un mucchio di giubbotti di salvataggio da usare per il probabile tentativo di attraversare il Mediterraneo fino alle coste europee.

La zona di Zuwara è uno dei punti della costa occidentale libica dove i trafficanti ammassano i migranti prima di farli imbarcare verso l'Europa.

lunedì 16 luglio 2018

Austria, mai così poche domande d'asilo. primi 6 mesi 2018 (7.098); stesso periodo 2017 (12.673); 28.311 nel 2015

ANSA
Non succedeva dal 2011 che l'Austria ricevesse nella prima metà dell'anno un numero così basso di richieste d'asilo: 7.098 sono state le domande registrate tra gennaio e giugno 2018. Lo scorso anno nello stesso periodo le richieste erano state 12.673 e nel 2015 erano 28.311. 


Il 59% delle richieste inoltrate agli uffici competenti riguardano persone di sesso maschile, il gruppo più consistente è quello dei siriani, seguito dagli afghani. 

Le domande di minori non accompagnati sono state 297, di queste 31 da minori sotto i 14 anni. I siriani hanno ricevuto risposta positiva nel 90% dei casi, mentre gli afghani solo nel 48% dei casi.