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lunedì 3 luglio 2017

India. Prosegue la campagna di persecuzioni contro i Dongria Kondh

La Repubblica
È morto in carcere dopo molestie e intimidazioni da parte della polizia, Bari Pidikaka, uno dei leader della tribù indiana dei Dongria Kondh, divenuta famosa per aver vinto, qualche anno fa, una impossibile battaglia contro un colosso minerario britannico.

Si tratta di un popolo indigeno dello stato indiano di Odisha, che conta circa 8000 persone, da sempre in condizioni di isolamento rispetto al resto del continente indiano. Sono devoti alla montagna di Niyam Dongar, dove abita il loro dio e si sono auto assegnati il ruolo di protettori dei torrenti e dei fiumi nelle foreste. 

"È chiaro - ha commentato Stephen Corry, direttore generale di Survival - che è in corso una campagna persecutoria per intimidire se non eliminare i Dongria Kondh, comunque per indebolire la loro resistenza contro lo sfruttamento della loro terra".
L'ultima vittima. Bari Pidikaka era stato arrestato nel 2015 mentre tornava a casa dopo una manifestazione di protesta. La sua morte è l'ultimo atto di una battaglia di sopravvivenza, portata avanti dal popolo Dongria per tutelare i propri luoghi e, con essi, la propria identità. Non è l'unica vittima della persecuzione. Denuncia Survival: "Kuni Sikaka, un'attivista Dongria di 20 anni, parente dei due più importanti leader Dongria, è stata trascinata fuori dalla sua casa a mezzanotte, dalla polizia, senza alcun mandato. Poi è stata presentata ai funzionari e ai media locali come una "maoista arresa" nonostante non vi fossero prove a sostegno di ciò".
E che dire dell'attivista Dasuru Kadraka, detenuto senza processo per più di 12 mesi: "Sono stato arrestato e portato nell'ufficio del sovrintendente della polizia. Lì sono stato torturato, mi hanno legato le mani e con dei cavi elettrici attaccati alle orecchie mi hanno dato delle scosse per costringermi alla resa - e per farmi lasciare il movimento. Mi sono rifiutato... Il movimento è la mia vita, non smetterò mai di proteggere le colline di Niyamgiri e le foreste".
I precedenti. Per capire cosa sta succedendo bisogna fare un passo indietro nel tempo. Nel 2008, la Corte Suprema indiana autorizza l'apertura della miniera nelle terre dei Dongria. Scatta la resistenza della piccola tribù per impedire gli scavi nel loro sito più sacro. Nel 2013, scende in campo al loro fianco anche Rahul Gandhi, figlio di Sonia Gandhi e vice-presidente del partito del Congresso Nazionale indiano. A quel punto la Corte Suprema dell'India ordina un referendum tra i dodici villaggi Dongria che circondano il sito della miniera: all'unanimità e nonostante le intimidazioni e le molestie, la tribù respinge il progetto della miniera. Le consultazioni, passate alla storia come "il primo referendum sull'ambiente" mai avvenuto nel Paese, non restano senza conseguenze: la cifra in gioco è enorme. Si tratta, secondo Survival di "un progetto di 800 milioni di dollari. Numerosi azionisti tra cui la Chiesa d'Inghilterra, vendono per questioni etiche, le proprie quote; anche il governo britannico decide di bocciare il progetto dopo un reclamo all'Ocse presentato da Survival". Ed il popolo Dongria diventa nell'immaginario collettivo, il vero popolo Avatar.
Il post vittoria. Dopo la vittoria contro il colosso minerario, scattano pestaggi e torture con cavi elettrici per costringere i Dongria a fermare la campagna per i propri diritti. Survival denuncia intimidazioni, arresti arbitrari e rapimenti sistematici nei confronti dei leader Dongria da parte della polizia di Stato che "agirebbe per promuovere gli interessi della compagnia mineraria britannica". E fa quadrato: "I Dongria - commenta Corry - sono assolutamente determinati a proteggere le colline che sono il fondamento della propria identità. Noi continueremo a lottare perché sia loro consentito di determinarsi autonomamente senza aggressioni".
L'appello al Presidente dell'India. Più di cento organizzazioni indiane indipendenti hanno scritto una lettera aperta al Presidente dell'India: "Negli ultimi due - tre anni, diversi giovani e anziani Dongria sono stati arrestati, hanno subìto abusi e sono stati uccisi, e uno di loro si è suicidato dopo aver subìto molestie e torture da parte delle forze di sicurezza. In nessuno di questi casi i funzionari sono stati in grado di fornire prove che li collegassero ai cosiddetti Maoisti".

di Anna Maria De Luca

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