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mercoledì 26 luglio 2017

Camerun, rapporto shock di Amnesty: crimini di guerra nella lotta a Boko haram

La Repubblica
Il documento rivela il perpetrarsi di orribili torture ai danni di decine di persone accusate, spesso senza prove, di sostenere il gruppo terroristico: "I detenuti, pestati a sangue, vengono costretti in posizioni lancinanti, annegati e percossi per ore"

Il Camerun continua a sanguinare e l'ultima ferita sarebbe stata inferta proprio dalle forze di sicurezza del Paese (B.I.R.) che, stando a un rapporto di Amnesty International, avrebbero perpetrato atti di tortura ai danni di presunti affiliati dell'organizzazione terroristica jihadista sunnita Boko haram. L'ultimo dettagliato rapporto dell'organizzazione umanitaria, "Stanze segrete di tortura in Camerun: violazioni dei diritti umani e crimini di guerra nella lotta contro Boko haram", documenta ben 101 casi di detenzione e tortura incommunicado tra il 2013 e il 2017 in oltre 20 siti diversi.

Crimini di guerra. "Queste violenze orribili rappresentano crimini di guerra. Dato il peso delle prove che abbiamo scoperto, le autorità devono avviare indagini indipendenti su queste pratiche di detenzione e tortura incommunicado, inclusa la potenziale responsabilità individuale e di comando", spiega Alioune Tine, direttore regionale di Amnesty International per l'Africa occidentale e centrale. L'organizzazione umanitaria ha scritto alle autorità camerunensi nell'aprile 2017 per condividere i risultati del rapporto, ma non ha ricevuto alcuna risposta. Ogni successiva richiesta di incontro è stata rifiutata.

"Mi hanno picchiato fin quasi a morte". Le vittime sentite finora hanno descritto almeno 24 metodi diversi di tortura abitualmente perpetrati. Samou (nome di fantasia), arrestato nel marzo 2016, ha raccontato ad Amnesty International il suo interrogatorio a Salak pochi giorni dopo il proprio arresto: "Mi hanno chiesto di dire se conoscevo membri di Boko haram. Fu allora che la guardia mi legò mani e piedi dietro la schiena e cominciò a colpirmi con un cavo elettrico, mentre contemporaneamente mi lanciava acqua. Mi hanno picchiato fin quasi a morte". Mohamed (altro nome di fantasia) ha trascorso sei mesi in detenzione incommunicado ed è stato interrogato e torturato più volte a Salak. "I soldati ci hanno chiesto di confessare, ci hanno detto che se non avessimo confessato, ci avrebbero portato a Yaoundé per ucciderci. Gli abbiamo risposto che preferivamo essere uccisi piuttosto che confessare qualcosa che non sapevamo. Ci hanno picchiati per quattro giorni".

Le responsabilità di Stati Uniti e Europa. "Data la presenza frequente e probabilmente prolungata in loco, il governo degli Stati Uniti e altri partner internazionali devono indagare fino a che punto il personale era a conoscenza della detenzione illegale e della tortura commesse presso la base di Salak e se hanno adottato misure per segnalarlo ai loro superiori e alle autorità camerunensi", continua Alioune Tine.

Una scuola come base per gli atti di tortura. Tra i luoghi utilizzati per gli interrogatori, in particolare, una scuola situata nella città settentrionale di Fotokol, usata come base militare da parte del BIR a partire da maggio 2014: l'utilizzo dello stabile frequentato da bambini vìola gli obblighi del Camerun in materia di diritto internazionale umanitario nella protezione dei civili nei conflitti armati. "I funzionari responsabili di queste strutture di detenzione devono essere indagati per la loro sospetta responsabilità di comando nelle accuse di detenzione, tortura, morte in custodia e sparizioni forzate", conclude Tine.

Sara Ficocelli

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