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venerdì 30 giugno 2017

Nigeria - Amnesty - Shell accusata di complicità per esecuzione di prigionieri politici

Askanews
Amnesty International ha sempre considerato Ken Saro-Wiwa e Barinem Kiobel prigionieri di coscienza, arrestati e poi uccisi a causa delle loro idee pacifiche. 



Almeno due testimoni dell'accusa dichiararono di essere stati pagati per incriminare gli imputati, che la corruzione era avvenuta alla presenza di un legale della Shell e che la compagnia petrolifera aveva loro offerto un lavoro. La Shell ha sempre smentito queste circostanze.
Molti degli Ogoni arrestati per il sospetto di aver preso parte all'uccisione dei quattro capi furono sottoposti a maltrattamenti e torture durante la detenzione. Persino dopo l'apertura del processo, il comandante militare responsabile della loro prigionia si limitò a consentire colloqui tra i detenuti e i loro avvocati solo previo assenso e con la sua presenza. I parenti denunciarono di aver subito aggressioni da parte dei soldati nel tentativo d'incontrare i detenuti.
Esther Kiobel ha denunciato che in occasione di una visita al marito venne aggredita da un comandante militare e trascorse due settimane in cella. Tra il 30 e il 31 ottobre 1995 i nove ogoni vennero giudicati colpevoli e condannati a morte. 

Amnesty International e altre organizzazioni per i diritti umani dichiararono che si era trattato di un processo politico e di parte. Un penalista britannico che assistette al processo disse: "Il tribunale prima ha deciso il verdetto e poi ha cercato qualche argomento per giustificarlo".
Il 10 novembre i nove prigionieri vennero impiccati e i loro corpi vennero gettati in una fossa comune. "Esther Kiobel ha vissuto nell'ombra di questa ingiustizia per oltre 20 anni ma si è sempre opposta ai tentativi della Shell di zittirla. Oggi la sua voce si eleva a nome di così tante altre persone le cui vite sono state devastate dall'industria del petrolio in Nigeria", ha dichiarato Channa Samkalden, avvocata di Esther Kiobel. 

"La posta in gioco non potrebbe essere più alta. Questo caso giudiziario potrebbe porre fine a decenni d'impunità della Shell, in cui nome è diventato sinonimo di come le grandi compagnie possano violare i diritti umani senza timore di subire ripercussioni", ha proseguito Samkalden.

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