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martedì 27 giugno 2017

Migranti, non si può “morire di speranza”

Blog Huffington Post
Ricordare, prima di tutto, le troppe vittime dei viaggi in mare


Non ci si ferma mai. Neanche di fronte a chi muore. Nel tritacarne mediatico del botta e risposta sull'immigrazione, quasi sempre politico e strumentale, non si ha un attimo di tempo per fermarsi e riflettere, considerare che si tratta di persone: uomini, donne, bambini, famiglie, storie. 

Tanti che rischiano ogni giorno la loro vita pur di arrivare. E troppi che la perdono nel Mediterraneo, tragico Mare Nostrum. Dall'inizio dell'anno oltre 2.000 le vittime, uno ogni 35 che riesce a salvarsi, percentuale da brivido e in aumento rispetto al 2016.
Non si può "morire di speranza". Lo si è detto e ripetuto a Santa Maria in Trastevere in una veglia promossa dalla Comunità di Sant'Egidio insieme a tante altre associazioni (Centro Astalli, Caritas Italiana, Fondazione Migrantes, Federazione Chiese Evangeliche in Italia, Acli, Casa Scalabrini 634, Associazione Papa Giovanni XXIII). Abbiamo chiesto a tutti di fermarsi, come primo gesto, fondamentale, di umanità e rispetto. Di pietà che diventa protesta, silenziosa e composta. Fa più clamore di un grido. Guardiamo le immagini e fermiamoci tutti, almeno per un attimo.

Nella basilica, affollata, lo hanno fatto in tanti: italiani insieme a centinaia di immigrati, tra cui alcuni sopravvissuti ai terribili viaggi per giungere in Europa, familiari e amici di chi ha perso la vita insieme a chi, invece, è arrivato in sicurezza con i corridoi umanitari. Durante la veglia sono stati letti alcuni nomi di chi è scomparso e sono state accese altrettante candele.

"Morire di speranza" si svolgerà nei prossimi giorni anche in altre città italiane ed europee. Per invitare altri a fermarsi, per ricordare che il salvataggio in mare è un obbligo morale. Prima di tutto. Su questo non si può discutere. E poi che occorre accogliere, ma soprattutto integrare. Se non si vuole restare schiacciati sul presente, quello del botta e risposta politico e mediatico, ma si vuole guardare al futuro dell'Europa e dell'Italia.
Roberto Zuccolini

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