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venerdì 30 giugno 2017

India, la protesta delle donne con la maschera da mucca

Corriere della Sera
In India può capitare di vedere in giro donne che indossano una maschera da mucca. A lanciare l’idea, che ha fatto il giro del Paese scatenando le ire dei nazionalisti, è stato un giovane fotografo di 23 anni Sujatro Ghosh:
“Mi inquieta il fatto che nel mio Paese le mucche siano considerate più importanti di una donna, ci vuole di più a una vittima di stupro ad ottenere giustizia che a una mucca visto che molti indù la considerano un animale sacro” 
ha detto Ghosh alla Bbc che ha deciso di raccontare la sua storia.


In India viene denunciato uno stupro ogni 15 minuti e ci sono stati fatti di cronaca che hanno indignato il mondo come quello di NIrbahaya, la giovane di 21 anni violentata e uccisa su un bus a New Delhi nel 2012. Uno dei suoi stupratori è uscito dal carcere pochi mesi fa.

“Ci vogliono anni perché si svolga un processo per femminicidio e il colpevole sia punito – dice Ghosh – mentre se una mucca viene assassinata i gruppi estremisti indù uccidono o picchiano a sangue chiunque sia sospettato”.

Il progetto di Ghosh è una forma di protesta contro questa ingiustizia e anche un monito a guardarsi dalla crescita dei vigilantes indù che hanno preso sempre più piede dopo la vittoria, tre anni fa, del Bharatiya Janata Party, guidato dal primo ministro Narendra Modi. 

L’idea gli è venuta circa un mese fa quando ha cominciato a scattare fotografie ogni giorno di donne con indosso la maschera da mucca davanti alle loro case, su una barca, su un treno perché “sono vulnerabili ovunque in questo Paese”.

Quando ha pubblicato il progetto su Instagram, due settimane fa, il successo è stato subito enorme. Ma la reazione dei nazionalisti non ha tardato ad arrivare. Alcune persone hanno addirittura chiamato la polizia asserendo che il fotografo stava fomentando la folla e chiedendone l’arresto.

“Su Internet hanno minacciato me e le mie modelle. Hanno detto che avrebbero dovuto ucciderci e dare la nostra carne in pasto a una giornalista e a una scrittrice disprezzate dai nazionalisti”.


Monica Ricci Sargentini

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