Pagine

lunedì 29 maggio 2017

Stenti, abusi e torture: in fuga dall'inferno chiamato Libia - Accolti a Napoli

Il Mattino
Quando la prua rossa della Prudence inizia le operazioni di ormeggio, sul molo 29 del varco Carmine c'è un silenzio surreale. Appare chiaro a tutti l'emergenza vissuta a bordo di questa nave di 75 metri di lunghezza, che può ospitare massimo 600 persone e invece ne accoglie oltre il doppio. 


Alla conta finale saranno 1.449 e vengono dalla fascia sub sahariana, Siria e Marocco, stipati uno di fianco all'altro sul ponte, stremati da tre giorni e tre notti di viaggio che dalle acque internazionali a nord delle coste della Libia li ha portati finalmente a toccare terra.
Un viaggio che come sempre è carico di dolore e speranza. 

Per due giovani donne nigeriane il sogno di rifarsi una vita si è infranto nel momento in cui il loro barcone è stato intercettato dall'equipaggio di Medici senza Frontiere. Una 19enne sarà trovata già senza vita sul gommone dei disperati, mentre per una 21enne l'illusione della salvezza dura appena una manciata di minuti. Il tempo diveder salire a bordo della Prudence, sano e salvo, il fratello maggiore, e poi chiudere gli occhi per sempre.
"Sono morte presumibilmente per lo schiacciamento" spiega Michele Trainiti, coordinatore delle operazioni di ricerca e soccorso di Msf che racconta le vari fasi dell'operazione. 

C'è anche una terza vittima, ma il suo corpo è nella sala mortuaria di Lampedusa. "Le sue condizioni erano talmente gravi - prosegue Trainiti che abbiamo ottenuto il permesso di approdare sull'isola sebbene ci fosse il divieto di sbarco per il G7.
Ma è morto a pochi chilometri dalla costa". "Il ragazzo deceduto lo hanno scaricato i libici su un barcone in partenza perché per i suoi carnefici non aveva più senso sfruttarlo. Presentava malnutrizione ed era in coma. Ne è uscito per qualche ora, il tempo di parlare degli abusi subiti per otto mesi: torturato ripetutamente per fare da esempio per gli altri, usato per lavori forzati. È la prassi ormai, una parte dei disperati vengono dirottati in questi campi di detenzione per diventare schiavi", racconta Carlotta Berutto, infermiera torinese che da sette anni segue Mdf.

I racconti di Michele e Carlotta sono orrore allo stato puro. "Anche altri a bordo presentano segni evidenti di torture. La più frequente è quella che eseguono sulla pianta dei piedi: battono con delle mazze mentre sono appesi a delle corde. Lo fanno lì per non lasciare segni evidenti sul corpo. Nel tempo si creano microfratture, con il detenuto impossibilitato a lavorare, e se non lavori non mangi, ti ammali e muori". La tragedia si tinge di altro dolore quando spiegano che l'altra tortura più comune è la violenza sessuale. "Abbiamo molti casi di violenze su uomini, donne e minori. Violenze perpetrate davanti a figli, genitori, fratelli. Per annientare ancora di più la loro personalità e renderli schiavi". C'è poi chi sul braccio ha delle cicatrici a forma di numeri. "Sono incisi con il coltello, da quel momento diventa il loro nome da schiavo".

Poco dopo le 8 iniziano le operazioni di sbarco. I primi a scendere sono gli ammalati. La bandiera gialla issata segnala casi di tubercolosi e di scabbia. Poi tocca alle famiglie. Tra loro alcuni profughi siriani. Un bambino sui 4 anni stringe il bicchiere di latte e il pacco di biscotti che distribuiscono i volontari della Croce Rossa. Poi resta immobile non appena scorge le divise militari. "Non parla per il trauma della guerra".
Poco dopo arrivano le 22 donne incinte e le 5 puerpere - c'è con loro anche un fagottino di 8 giorni - che durante il viaggio sono state nel "container dei vulnerabili". Sotto la tettoia della zona di identificazione vengono rifocillate coi pasti che la Prefettura di Napoli, che ha coordinato l'intera operazione, ha chiesto alla Comunità di Sant'Egidio.A prepararli giovani napoletani, migranti e profughi che frequentano la Scuola di Lingua e Cultura Italiana nel Centro storico. 

Una volta terminate le procedure per 1.000 ricomincia il viaggio. Salgono a bordo dei bus che li porteranno nei centri di accoglienza assegnati. Gli altri resteranno in Campania. Anche l'equipaggio della Prudence riprenderà il suo viaggio per salvare altri disperati. Si riparte a mezzogiorno verso la rotta dell'orrore.

di Mariagiovanna Capone

Nessun commento:

Posta un commento