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martedì 2 maggio 2017

India - Kasmir - Aumenta le tensione, possibile insurrezione e instabilità

East West
Un nuovo episodio si aggiunge alla lunga lista di violazioni dei diritti umani da parte delle forze militari indiane compiute nello stato del Jammu e Kashmir. 



Poliziotti indiani e uno studente kashmiri durante le proteste a Srinagar. REUTERS/Danish Ismail
Lo scorso 9 marzo in rete ha cominciato a circolare un video in cui Farooq Ahmad Dar, 27 anni, appariva legato al paraurti di una jeep dell’esercito indiano per proteggere il veicolo dalle pietre lanciate dai manifestanti kashmiri: uno “scudo umano”. Da un altoparlante si sentiva un uomo minacciare in hindi: «i lanciatori di sassaiole faranno la stessa fine».

Questo tipo di azioni, non è cosa nuova nella valle, dove, durante la guerriglia degli anni ‘90, spesso i militari indiani utilizzavano i civili – a volte i familiari – per avvicinarsi ai nascondigli dai quali i ribelli armati facevano fuoco.

L’abuso è avvenuto durante le elezioni per il posto vacante lasciato da un membro dell’assemblea locale che aveva dato le proprie dimissioni durante l’insurrezione della scorsa estate. I leader separatisti della Hurryat Conference avevano esortato la popolazione a boicottare la votazioni, che si sono concluse con un’affluenza alle urne dell’appena 7%. Oltre ad una delle percentuali più basse degli ultimi 30 anni, durante le due giornate, si sono verificati numerosi scontri tra forze dell’ordine e i manifestanti.

Gli episodi degli ultimi tempi lasciano pensare che potremmo essere di fronte all’inizio di una nuova estate di tumulti, proprio come l’insurrezione del 2016, una delle più sanguinose degli ultimi anni, quando la morte di Burhan Wani, popolare leader di un gruppo armato separatista, per mano dalle forze armate indiane, aveva innescato 6 mesi di proteste che hanno provocato 90 morti e 12.000 feriti e centinaia di persone accecate dai pellet gun, fucili che sparano centinaia di piccole sfere di ferro in un solo colpo – per i miei articoli sugli eventi del 2016, ecco i link qui e qui.

Migliaia di giovani, in tutta la valle, hanno assaltato i seggi per dimostrare la loro opposizione ad un vacuo esercizio democratico di una nazione che non riconoscono come legittima. Alcuni sono riusciti addirittura a distruggere le cabine elettorali, mentre gli altri lanciavano pietre contro le forze dell’ordine. In due giorni, 8 morti, tra i quali un ragazzo di appena 12 anni, Faizan Fayaz Dar, colpito dietro la testa da un proiettile, e molto probabilmente capitato per caso in una zona dove stavano avvenendo gli scontri.

Ancora una volta siamo stati costretti a guardare immagini di cortei funerari oceanici dove i parenti e gli amici trasportano il corpo di un giovane kashmiro per un ultimo saluto; le donne si disperano in lacrime e, dopo il dolore, tra i presenti, si fanno largo rabbia e rancore, e così il corteo funerario si trasforma in un gruppo di giovani col volto coperto e pietre in mano, pronti a ricevere la stessa sorte del loro coetaneo martire. Una raffinata penna kashmiri – Mirza Waheed - lo ha definito un “tragico film di guerra in loop”; Un ciclo continuo che si alimenta sempre degli stessi elementi e che nessuno sa più come fermare.

A quanto risulta, Farooq Dar il 9 aprile, dopo aver votato, è stato fermato ad un posto di blocco insieme al fratello. Dopo essere stato perquisito, i militari hanno sequestrato Farooq accusandolo di essere un lanciatore di pietre. «Mi hanno usato come un giocattolo. Sono un animale o un essere umano? Mi hanno appeso al collo un cartello con scritto che ero un lanciatore di pietre mentre mi portavano in giro per decine di villaggi». ha denunciato nei giorni seguenti dopo essere tornato a casa con un braccio rotto e ferite varie su tutto il corpo.

Sebbene gran parte dell’opinione pubblica in India abbia condannato l’episodio, non sono mancati alcuni che hanno, letteralmente, celebrato quella che è una chiara violazione dei diritti umani. Tra gli altri, il procuratore generale Rohatgi ha difeso gli uomini in uniforme che hanno preso tale decisione, aggiungendo che «particolari situazioni richiedono particolari misure»; Sunil Jain, giornalista per diverse testate indiane, ha definito l’avvenimento come «un metodo economico per evitare che i militari vengano colpiti dalle pietre».

Mercoledì, scorso le autorità indiane hanno imposto il blocco di 22 social network, di molti servizi di messaggistica, tra i quali, Facebook e Twitter, per tutto il mese prossimo. Anche l’anno scorso il governo indiano aveva bloccato internet – e i telefoni – per impedire la comunicazione, e di conseguenza l’organizzazione delle proteste, ma è la prima volta che questo tipo di strategia viene utilizzato subito dopo la diffusione di un video in cui appaiono esplicitamente degli abusi perpetrati delle forze armate indiane.

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