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martedì 2 maggio 2017

Grecia, migranti minori si prostituiscono per 15 euro nel centro di Atene

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In Grecia molti profughi minorenni vendono il proprio corpo nelle piazze e parchi pubblici per trovare i soldi necessari a proseguire il loro viaggio verso il Nord Europa. In alcuni casi, la prostituzione diventa l’unico mezzo per riuscire a sfamarsi e sopravvivere.



Per le migliaia di adolescenti afghani, iracheni o siriani la fuga dalla guerra e dalla persecuzione si ferma in Grecia, e lì inizia un inferno fatto di prostituzione, violenze e abusi. Un’emergenza nell'emergenza, come l’hanno definita Vasileia Digidiki e Jacqueline Bhabha autori di una ricerca per conto dell’università nordamericana di Harvard sullo sfruttamento sessuale dei minori nel Paese ellenico. Nel loro rapporto, i due ricercatori hanno raccolto le testimonianze di pediatri, psicologi, personale di Ong e funzionari greci. Il quadro che ne esce è desolante: bambini e adolescenti costretti a vendere il proprio corpo per racimolare i soldi necessari a pagare i trafficanti e proseguire così il resto del viaggio verso il Nord Europa. E, in alcuni casi, la prostituzione diventa l’unico mezzo per riuscire a sfamarsi e sopravvivere.

Una situazione di squallore diffusa sia nelle città sia nelle isole che ospitano i migranti: ad Atene, Salonicco, Lesbo e Chios, lo sfruttamento sessuale dei minori avviene alla luce del sole. Nella centrica piazza della Vittoria o nel Pedion tou Areos, il più grande parco pubblico di Atene, ogni giorno giovanissimi afghani, siriani o pachistani si prostituiscono per pochi spiccioli. “Ho visto personalmente – ha raccontato uno dei volontari che si occupano dei minori – gli adulti avvicinarsi ai ragazzi in modo sospetto”. In molti casi il personale delle Ong nulla può fare per impedire questo avvilente mercato del sesso. Gli adolescenti con più di quindici anni, infatti, possono muoversi liberamente, senza accompagnatore, rendendoli però facile preda degli sfruttatori: uomini disposti a pagare quindici euro per un rapporto sessuale, consumato all'ombra di un albero dell'immenso parco o in qualche sordido hotel della zona. “Non ho mai pensato che un giorno avrei fatto una cosa simile – ha detto uno dei ragazzi obbligato a prostituirsi – ma quando ho finito i soldi, sono stato costretto”.

Dopo la chiusura della rotta balcanica, i contrabbandieri hanno aumentato i prezzi per trasportare i migranti e così, per i tanti minori non accompagnati e senza nessuna risorsa finanziaria, cadere nella prostituzione diventa inevitabile, nella convinzione che sia la loro unica speranza. 


di Mirko Bellis

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