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mercoledì 10 maggio 2017

Bielorussia. Il colpo alla nuca in Europa. Eseguita la prima condanna a morte del 2017

Corriere della Sera - Le persone e la dignità

La notizia risale ad aprile ma, a conferma della segretezza che circonda l'uso della pena capitale nell'ultimo paese europeo che si ostina a usarla, la conferma si è avuta solo il 5 maggio. 


Syarhey Vostrykau, residente nella città di Homel, è stato il primo prigioniero messo a morte quest'anno in Bielorussia. 

Era stato condannato l'anno scorso per due delitti orribili: il rapimento, lo stupro e l'omicidio di due donne, nel 2014 e nel 2015. Nessuna scusante per questo assassino. Ma la stragrande maggioranza dei paesi ha ormai consegnato alla storia la pena di morte, anche nella convinzione che per quanto efferato possa essere un crimine, la risposta dello stato mediante un omicidio premeditato è inaccettabile.

Secondo il portale Vyasna, la madre di Vostrykau è stata informata dell'esecuzione del figlio soltanto diversi giorni dopo. Come previsto dalla procedura, i parenti dei condannati a morte non vengono avvisati dell'imminente esecuzione e non possono incontrare per l'ultima volta i loro congiunti. 

A volte scoprono cosa è successo recandosi alla prigione per la visita, in altre occasioni quando ricevono un pacco contenente le scarpe e l'uniforme carceraria. Le salme non vengono restituite alle famiglie e vengono sepolte in luoghi di cui non viene resa nota l'ubicazione. 

In Bielorussia, le informazioni sull'uso della pena di morte sono classificate come segreti di stato. Pertanto, non è possibile conoscere il numero effettivo delle esecuzioni. 

Secondo il ministero della Giustizia, dal 1994 al 2014 sono stati messi a morte 245 prigionieri. Le organizzazioni per i diritti umani stimano che dal 1991, anno dell'indipendenza, i prigionieri messi a morte siano stati circa 400. 

L'anno scorso, le esecuzioni erano state quattro.

di Riccardo Noury

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