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domenica 2 aprile 2017

Venezuela. La retromarcia di Maduro, restituiti i poteri al Parlamento

Il Messaggero
L'ondata di proteste interne, le pressioni internazionali e le crepe fra i leali alla "rivoluzione bolivariana" hanno avuto la meglio. Con un clamoroso dietrofront, il Tribunale supremo del Venezuela ha restituito i poteri al Parlamento, controllato dall'opposizione.
La decisione all'alba di ieri, dopo che il Consiglio di sicurezza della Nazione, presieduto e convocato d'urgenza da Nicolàs Maduro, ha esortato l'alta corte a rivedere le sentenze con le quali tre giorni fa aveva avocato a sé le funzioni e sospeso l'immunità ai parlamentari, concedendo di fatto i pieni poteri al presidente. Poche ore dopo, il comunicato col quale il Tribunale supremo annullava in sostanza le sue precedenti deliberazioni.
Una retromarcia rispetto all'autogolpe, che aveva scatenato l'indignazione dell'opposizione, le critiche dell'Organizzazione degli Stati americani (Osa), le condanne della gran parte dei paesi dell'America Latina e il monito del Commissario Onu per i Diritti Umani. Decisiva, la denuncia del procuratore generale dello Stato, Luisa Ortega, che pur avendo sostenuto la rivoluzione socialista promossa 18 anni fa da Hugo Chavez, morto nel 2013, non ha esitato a denunciare le gravissime "violazioni dell'ordine costituzionale" provocate dall'esautorazione del Parlamento.
Ricomparso in pubblico dopo tre giorni di silenzio, Maduro ha voluto mostrarsi come il mediatore e allontanare lo stigma di dittatore che il tacito avallo all'Alta corte - in mano al partito di governo fondato da Chavez - gli aveva conferito. "Vittoria costituzionale", ha esultato, dopo aver annunciato il superamento di quello che ha definito una "impasse", una "controversia fra poteri dello Stato".
"In Venezuela c'è piena vigenza della democrazia e dei diritti umani", ha insistito il presidente, poche ore prima che l'opposizione si riversasse nella piazza di Brion, ad est di Caracas, per una "sessione in piazza" del Parlamento e la difesa delle istituzioni democratiche. "Il golpe continua. Non si elimina cancellando due righe delle sentenze del Tribunale supremo. Il che dimostra che non esiste separazione di poteri", ha urlato alla folla il deputato Julio Borges. Intanto, gli agenti antisommossa della polizia militare hanno disperso con i gas lacrimogeni centinaia di manifestanti dell'opposizione, diretti alla sede del Difensore del Popolo, a Caracas, per esigere una presa di posizione pubblica.
Maduro non ha perduto l'occasione per ribadire la volontà di riprendere il dialogo con i partiti rivali, con la mediazione del Vaticano e la mediazione di tre ex presidenti, arenato da mesi. Sforzi finora falliti perché il governo, con il paese in ginocchio per la crisi economica, politica e ora anche istituzionale, non ha finora indicato alcuna via d'uscita.
E, dopo aver imposto una sorta di stato di emergenza, per la carestia e la mancanza anche dei generi di prima necessità, ha rinviato sine die la convocazione delle elezioni regionali. Il timore è che il movimento bolivariano chavista possa perdere il controllo del paese, a fronte di un accordo fra le forze politiche dell'opposizione.

di Paola Del Vecchio

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