Pagine

sabato 1 aprile 2017

Guerre dimenticate. In Afghanistan la guerra dei 16 anni

La Stampa
La guerra al terrorismo è davvero infinita e quella cominciata in Afghanistan nell'ottobre del 2001 si avvia a battere tutti i record, per lo meno per quanto riguarda i conflitti che hanno visto coinvolte le truppe americane negli ultimi due secoli.



Come ha notato sul "New York Times" l'ambasciatore Richard G. Olson, ex rappresentante speciale per Afghanistan e Pakistan, stiamo per arrivare a sedici anni di presenza ininterrotta di soldati americani. Soltanto la guerra del Vietnam, con i suoi 19 anni e 5 mesi, è durata di più. Olson è stato l'uomo di Barack Obama nel cosiddetto Af-Pak, il groviglio afghano-pachistano, "tomba di tutti gli imperi". L'annotazione statistica serviva a lanciare una proposta inimmaginabile fino a pochi anni fa. Trattare con i Taleban per mettere fine al conflitto.


Cioè con gli i slami sti del burqa obbligatorio e delle lapidazioni delle adultere allo stadio al posto delle partite di calcio e dei concerti. Che però "non minacciano gli Stati Uniti" e non hanno mai voluto imporre le loro pratiche medievali "al di fuori dell'Afghanistan". Le trattative erano già iniziate nel 2013, quando gli studenti coranici avevano aperto una loro rappresentanza a Doha, in Qatar, per negoziare con il governo di Hamid Karzai.


Ma poi avevano issato la loro bandiera ed esposto l'insegna Emirato islamico dell'Afghanistan, come se fosse un'ambasciata. Inaccettabile per Kabul. I colloqui si erano arenati, era rimasta la soluzione militare. È continuato il progressivo ritiro delle forze occidentali per mettere la sicurezza nella mani dell'esercito afghano.
Da un picco di 140 mila uomini, centomila americani, nel 2011, siamo scesi oggi a 13 mila. Ora però il generale John W. Nicholson Jr., comandante delle forze statunitensi nel Paese, ha chiesto a Washington di inviare nuove truppe. Nonostante l'addestramento e i mezzi occidentali, l'esercito afghano non ce la fa. Sulla carta conta su 320 mila uomini, ma la metà sarebbero solo stipendi. La corruzione resta altissima.


I Taleban, forti di 30-60 mila combattenti, a seconda delle stime, sono riusciti a occupare metà dei 101 distretti del Paese. Controllano solo le aeree rurali ma molti capoluoghi, come Kunduz, Tarin Kot, Lashkar Gah, sono sotto assedio. La scorsa settimana hanno conquistato lo strategico distretto di Sangin, nella provincia dell'Helmand, da sempre una delle loro roccaforti. Ma anche la provincia centrale dell'Uruzgan è quasi completamente nelle loro mani. Anche se l'esercito afghano lancia regolarmente delle controffensive con le unità meglio addestrate, è ormai chiaro che il grosso delle sue forze non regge senza l'aiuto dei soldati occidentali.


Un altro "surge", cioè l'invio massiccio di rinforzi come tra la fine del 2009 e l'inizio del 2010, non è ipotizzabile, anche se la nuova amministrazione Trump ha già di fatto archiviato l'ipotesi di un ritiro totale. I costi sono enormi e sempre meno giustificabili senza una vittoria definitiva in vista. Dal 2001 solo gli Stati Uniti hanno speso 783 miliardi di dollari. 


Per Washington il dispiegamento di un solo soldato per un anno incide per circa un milione di dollari sul bilancio. Poi ci sono i costi umani. I soldati della Coalizione caduti sono 3529, di questi 2393 americani, e 52 italiani. L'Italia ha ancora 900 soldati nelle province occidentali, dagli oltre 4 mila del picco massimo. Il calcolo delle vittime afghane è più controverso.
Almeno 35 mila militari, dai 20 ai 30 mila civili, secondo le stime dell'Onu e del Watson Institute della Brown University. Gli insorti uccisi sarebbero fra i 60 e gli 80 la maggior parte nelle file rdei Taleban ma migliaia anche nelle formazioni islamiste minori come l'Haqqani Network, ed Hez-e-islami Gulbuddin. Centinaia anche i terroristi di Al Qaeda e dell'Isis morti per mano dei militari afghani, o eliminati nei raid dei droni americani.


Ma proprio l'espandersi dei gruppi jihadisti più duri, anche a spese dei Taleban, è l'altro costo della guerra infinita. L'Isis ha creato alla fine del 2014 la Wilaya, provincia del Khorasan, a cavallo fra Pakistan e Afghanistan. In Pakistan i seguaci del Califfato sono riusciti ad attirare nelle proprie file leader e migliori uomini del Tehreek-e- Taliban Pakistan, l'ala pachistana dei Talebani, come Shahidullah Shahid e Hafiz Saeed Khan.


Ora contano fra i 1500 e i 3000 uomini. In Afghanistan l'Isis ha fra i nemici più implacabili proprio i Taleban. Gli uomini del Califfato di Abu Bakr al-Baghdadi e i combattenti rimasti fedeli all'alleanza con l'Al Qaeda guidata da Ayamn Al-Zawahiri si sono dichiarati ufficialmente in guerra nel gennaio 2015. L'anno scorso i Taleban hanno schierato le loro "truppe speciali" nella provincia di Nangarhar, dove l'Isis è più radicato. Se "il nemico del mio nemico è mio amico" allora la tregua con gli studenti coranici non è poi un'idea così strampalata.

Nessun commento:

Posta un commento