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mercoledì 22 marzo 2017

Migranti, un rifugiato in casa: la carica delle 500 famiglie che accolgono profughi

Repubblica
Dalla rete Sprar alla Caritas, da Refugees Welcome al progetto Vesta di Bologna, sono decine le associazioni che mediano tra rifugiati e italiani pronti a ospitarli.



Roma – Korkiss ha trovato casa, o meglio, famiglia: la famiglia De Santis. Sopravvissuto alla guerra civile, al deserto, al carcere libico, al naufragio del suo gommone, oggi Korkiss ha una stanza da letto tutta per sé in un appartamento di Roma Nord, studia italiano, sta per prendere la licenza media, segue un tirocinio da pizzaiolo. Korkiss è un profugo ivoriano di 21 anni, i De Santis gli hanno aperto le porte di casa nel giugno scorso. Da allora, e per 12 mesi, vivono assieme. Ma non sono i soli.

È il progetto “Rifugiato a casa mia”. Come i De Santis, infatti, sono ben cinquecento le famiglie italiane che hanno accettato la sfida di ospitare un profugo. E il loro numero è in continuo aumento. Dalla rete Sprar alla Caritas, da Refugees Welcome al progetto Vesta di Bologna, dal Rifugio diffuso di Torino al Ciac di Parma, sono decine le associazioni, parrocchie, amministrazioni comunali che fanno da mediatori tra rifugiati senzatetto e famiglie italiane pronte a ospitarli.

Come funziona? «Per far partire il progetto d’accoglienza ci vuole sempre la presenza di un’associazione che si fa garante sia per le famiglie, che per i rifugiati – spiega Oliviero Forti, responsabile immigrazione della Caritas italiana – da un lato vanno verificati i requisiti di chi vuole accogliere, non solo l’alloggio, ma anche le risorse economiche e di tempo necessarie. Dall’altro, le famiglie devono poter contare su mediatori culturali, psicologi e legali che accompagnino la loro esperienza d’accoglienza. Il progetto della Caritas è partito un anno fa, dopo l’appello di papa Francesco. Chiediamo un minimo di sei mesi di disponibilità. Oggi abbiamo 114 migranti ospitati in famiglia, 227 in parrocchia, 56 in istituti religiosi, 139 in appartamenti. Ma tutti possono godere di un contesto familiare: anche nel caso di accoglienza in parrocchia o altrove, infatti, c’è sempre una famiglia che fa da tutor».

Numerose le organizzazioni attive. E se la Caritas fa da capofila, sono tante altre le organizzazioni attive su questo fronte in Italia: si va dal progetto Vesta del comune di Bologna, partito nell’aprile 2016 e con 21 famiglie che già accolgono, al Rifugio diffuso che dal 2008 ha consentito a oltre 140 titolari di protezione internazionale di vivere un’esperienza di accoglienza in famiglia a Torino. Anche il comune di Milano ha predisposto un bando per creare un elenco di persone disponibili a ospitare richiedenti asilo, offrendo 350 euro al mese. E ancora: lo Sprar, la rete d’accoglienza gestita dai comuni italiani, ospita oggi in famiglia 73 profughi. Solo a Torino sono 28. Quanto alla piattaforma Refugees Welcome, a poco più di un anno dal suo debutto on line, ha raccolto oltre 400 adesioni in tutta Italia e ha raggiunto importanti risultati.

• 100 nuclei familiari disponibili a ospitare a titolo completamente gratuito
• 120 nuclei pronti ad ospitare persone per un periodo illimitato fino alla completa autonomia
• 21 convivenze in corso, ospitando rifugiati o titolari di altra forma di protezione internazionale in uscita dai centri di accoglienza e ancora non in grado di vivere in maniera autonoma.


di Vladimiro Polchi

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