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martedì 14 febbraio 2017

Filippine. La proposta di Duterte: "carcere a partire dai nove anni"

Corriere della Sera
Il presidente filippino vuole abbassare l'età della responsabilità penale "per impedire ai narcotrafficanti di arruolare i bambini". La protesta delle Nazioni Unite. "Una proposta sbagliata da ogni punto di vista". Così le Nazioni Unite hanno definito la proposta del presidente filippino Rodrigo Duterte che vuole abbassare a nove anni il limite di età della responsabilità penale e dell'ingresso in carcere minorile.
L'idea del presidente del presidente Duterte, eletto in maggio e indicato da Forbes tra i più potenti al mondo, rientra nella sua "guerra al narcotraffico" che come spiegato qui ha portato alla morte di tremila persone e fa parte di una partita ben più ampia. 

Così dopo aver istituto gli squadroni della morte, voler reintrodurre la pena di morte, aver insultato Obama e aver minacciato di uscire dalle Nazioni Unite, il Chavez asiatico - come è stato definito da alcuni - ha lanciato una nuova proposta. 

Bambini, anche piccolissimi in carcere, per ripulire le strade e per impedire ai narcotrafficanti di usarli per i loro traffici.
Al momento il limite di età per la responsabilità penale nelle Filippine è 15 anni e nelle carceri sono detenuti oltre 52 mila bambini.
 

Questo provvedimento, secondo gli osservatori e gli operatori umanitari, avrebbe delle conseguenze disastrose sui minori. "Se dovessero finire in carcere, ci sarebbero conseguenze disastrose per la loro vita", ha spiegato Lotta Sylwander dell'Unicef al Guardian. Un bambino di nove anni infatti non è in grado di comprendere le conseguenze di un crimine, soprattutto se è stato costretto a commetterlo da un adulto.
"Il provvedimento è contrario a ogni diritto umano, inoltre mette a contatto i minori in carcere con i criminali". Se si vanno a guardare i dati si scopre poi come il provvedimento non risolverebbe in alcun modo il problema della criminalità minorile. L'età media di chi commette un reato tra i giovani è di 15 anni. Inoltre più che il carcere, come sottolineano ancora le Nazioni Unite, sono utili i programmi di recupero, efficaci nel 70 per cento dei casi.

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