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domenica 29 gennaio 2017

Stop ai rifugiati, caos negli aeroporti. Un Giudice di New York contro Trump: "No alle espulsioni"

Rai News 24
Reazioni al giro di vite del presidente degli Stati Uniti sugli ingressi, monta la protesta e arrivano i primi ricorsi.

Donald Trump chiude le porte dell'America e in tutto il mondo si fanno sentire le conseguenze del suo ordine esecutivo che mette al bando gli immigrati da 7 paesi musulmani. Proteste, ricorsi legali e caos negli aeroporti dopo il congelamento per tre mesi degli arrivi da sette paesi a maggioranza islamica e per quattro mesi del programma dei rifugiati. Immediata la replica dell'Onu: l'Organizzazione internazionale per le migrazioni e l'Alto commissariato Onu per i rifugiati hanno chiesto agli Usa di rispettare "la lunga tradizione di proteggere coloro chefuggono da conflitti e persecuzioni".
C'è un giudice a New York: "No a espulsioni rifugiati paesi islamici" La pioggia di ricorsi legali contro la decisione di Trump ha portato a un primo verdetto: Ann donnelly, giudice federale di New York, ha emesso un'ordinanza di emergenza che temporaneamente impedisce agli Stati Uniti di espellere i rifugiati che provengono dai sette paesi a maggioranza islamica soggetti all'ordine esecutivo emanato dal presidente. L'ordinanza di emergenza del giudice Donnelly annulla una parte dell'ordine esecutivo del presidente Donald Trump sull'immigrazione, ordinando che i rifugiati e altre persone bloccate negli aeroporti degli Stati Uniti non possono essere rimandate indietro nei loro paesi. Ma il giudice non ha stabilito che queste stesse persone debbano essere ammesse negli Stati Uniti ne' ha emesso un verdetto sulla costituzionalita' dell'ordine esecutivo del presidente.
I legali che hanno citato in giudizio il governo per bloccare l'ordine della Casa Bianca hanno detto che la decisione, arrivata dopo un'udienza di urgenza in una corte di New York, potrebbe interessare dalle 100 alle 200 persone che sono state trattenute al loro arrivo negli aeroporti statunitensi sulla base dell'ordine esecutivo che il presidente Donald Trump ha firmato venerdi' pomeriggio, una settimana dopo il suo insediamento.

Ricorsi e proteste negli aeroporti Usa 
Vari rifugiati e migranti sono stati fermati al loro arrivo negli aeroporti degli Stati Uniti, in applicazione dell'ordine firmato dal presidente Donald Trump che impedisce l'ingresso negli Usa ai cittadini di sette Paesi a maggioranza musulmana. Lo hanno riferito i media locali. Gli avvocati di due iracheni, trattenuti nell'aeroporto di New York, hanno presentato ricorsi davanti ai giudici per ottenere la liberazione. Attualmente non è noto quanti siano i rifugiati che sono stati fermati nelle ultime ore negli Usa. È noto però che un iracheno fermato nello scalo JFK di New York lavora per il governo americano nel suo Paese da dieci anni, hanno spiegato i suoi avvocati. Un altro iracheno viaggiava per riunirsi con la moglie e il figlio, rifugiati dopo aver collaborato con l'esercito americano. Secondo le carte presentate in tribunale, i due avevano tutte le carte in regola per essere ammessi e nessun motivo che giustifichi la detenzione. Gli avvocati denunciano anche che non è stato loro consentito incontrare i loro assistiti e che quando hanno domandato agli agenti di frontiera a chi dovessero parlare per discutere il caso è stato loro risposto: "Al presidente, chiamate il signor Trump".

Ammesso un iracheno. 
Si può decidere caso per caso È stato rilasciato Hameed Khalid Darweesh, uno dei due cittadini iracheni in possesso di visto per entrare negli Stati Uniti, arrestati al loro arrivo a New York in seguito al decreto di Trump. Lo scrive la Cnn online. L'uomo, che ha lavorato come interprete per conto del governo Usa in Iraq per 10 anni, ha avviato insieme all'altro iracheno fermato un'azione legale contro il presidente americano, poiché in possesso di visti validi. "L'America è la terra della libertà", ha detto ai giornalisti Darweesh in aeroporto poco dopo la sua liberazione. "L'America è la più grande nazione". Una fonte a conoscenza del caso ha confermato che a Darweesh sarà consentito entrare negli Stati Uniti in base alle disposizioni di Trump che permettono ai dipartimenti di Stato e alla Homeland Security di ammettere gli individui negli Stati Uniti sulla base di una procedura caso per caso. 

L'ordine esecutivo di Trump Donald 
Trump ha firmato un ordine esecutivo "per tenere i terroristi dell'Islam radicale fuori dagli Usa". 
Si tratta dell'annunciato decreto sui "controlli accurati" per i rifugiati che arrivano da Paesi considerati a rischio. La firma è avvenuta al dipartimento della Difesa, dove si è svolta la cerimonia formale del giuramento del nuovo capo del Pentagono, James Mattis. "Non vogliamo terroristi nel nostro Paese - ha detto Trump - non dimenticheremo la lezione dell'11 settembre, non solo a parole ma anche con azioni". L'ordine esecutivo è stato denominato "Protezione della nazione dall'ingresso di terroristi stranieri negli Stati Uniti". 

Divieto riguarda anche persone con doppia nazionalità 
Il divieto all'ingresso negli Usa per i cittadini di sette Paesi a maggioranza musulmana riguarda anche coloro che hanno doppio passaporto. Lo ha riferito il Wall Street Journal, citando un comunicato che dovrebbe essere pubblicato dal dipartimento di Stato. La misura andrebbe oltre il divieto imposto a Iraq, Iran, Somalia, Sudan, Siria, Libia e Yemen. 
Il divieto temporaneo riguarderebbe qualsiasi cittadino originario di tali Paesi, anche se in possesso di passaporto di un'altra nazione. Per esempio, un iracheno con seconda nazionalità britannica non potrà entrare negli Usa utilizzando il passaporto del Regno Unito, che sinora permetteva di viaggiare senza visto. Invece, la misura non si applicherà ai cittadini statunitensi che abbiano anche la nazionalità di uno dei sette Paesi. 

L'Iran applica la reciprocità 
"La Repubblica islamica dell'Iran, pur nel rispetto del popolo americano e per difendere i diritti dei suoi cittadini, ha deciso di applicare il principio di reciprocità dopo la offensiva decisione degli Stati Uniti nei riguardi dei cittadini iraniani fino a quando la misura non sarà revocata". Lo ha reso noto il ministero degli Esteri in un comunicato diffuso dalla televisione di Stato. 

Trump: non è messa al bando dei musulmani 
La risposta del presidente degli Stati Uniti non si è fatta attendere. Trump ha detto: " Il mio ordine esecutivo non è una messa al bando dei musulmani". Il divieto di immigrazione dai sette paesi islamici "sta funzionando molto bene", ha aggiunto il presidente degli Usa. 

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