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domenica 16 ottobre 2016

Rifugiati - L'odissea invisibile dei minori non accompagnati in Europa orientale

UNICEF
Centinaia di bambini non accompagnati sono ancora in movimento attraverso l’Europa meridionale e orientale, nonostante la chiusura ufficiale delle frontiere, ma poco si sa sulla loro sorte. 

Un bambino cammina lungo la ferrovia che separa Macedonia e Serbia. La foto è stata scattata nel 2015, quando questo passaggio, nella località di Presevo, era ancora praticabile
Di questo problema si è parlato nella conferenza "On the Move and Alone. How to respond effectively to the needs of unaccompanied and separated children in Southern and Eastern Europe" ("In movimento e da soli. Come rispondere ai bisogni dei minori non accompagnati e separati in Europa orientale e meridionale"), organizzata dal Governo della Croazia e dall'UNICEF.

La conferenza ha avuto luogo a Zagabria il 13 e 14 ottobre 2016, con la partecipazione di circa 70 esperti in rappresentanza di 9 Stati europei tra cui Serbia, Croazia, Olanda e Grecia.

«Troppo spesso i bambini non accompagnati scivolano tra le crepe del sistema di tutela dei minorenni e passano inosservati, non vengono registrati né seguiti» afferma Jean Claude Legrand, Senior Advisor per la protezione dell'infanzia presso l'Ufficio UNICEF per Europa orientale e Asia centrale.

«Dimenticati dai sistemi di accoglienza e controllo, spesso i minori non accompagnati prendono il loro destino nelle loro mani, allo scopo di evitare le lungaggini burocratiche o la detenzione, il che li espone a gravi pericoli.»

A dispetto della chiusura delle frontiere, delle politiche migratorie e degli accordi restrittivi, i minori non accompagnati assumono rischi sempre maggiori pur di proseguire il loro viaggio verso l'Europa occidentale.

Ricorrendo ai trafficanti, alcuni di loro continuano ad attraversare i Balcani occidentali, mentre altri scelgono percorsi irregolari alternativi.

Da quando la rotta migratoria attraverso i Balcani è stata chiusa, il numero di minori che arrivano in Bulgaria è aumentato di cinque volte, passando dai 193 di marzo 2016 ai 906 di agosto: circa metà di loro erano minori non accompagnati.

La maggior parte sono stati detenuti illegalmente, insieme ad adulti che non erano loro parenti oppure da soli, e sono stati liberati solo nel momento in cui hanno richiesto asilo.

A inizio settembre, in Romania, 2 ragazzini sono morti e altri due sono stati dichiarati dispersi nel naufragio della loro imbarcazione, capovoltasi nel tentativo di traversare il Danubio.

Dal giugno scorso si stima che 250 rifugiati e migranti sono continuati ad arrivare in Serbia su base giornaliera, 37% dei quali minorenni. Nel mese di settembre, gli assistenti sociali serbi hanno identificato e assistito 148 minori non accompagnati o separati.

In Grecia, il governo coopera strettamente con le organizzazioni umanitarie per far sì che i minori non accompagnati trascorrano meno tempo possibile in strutture chiuse.
Tuttavia, a causa della lentezza dei processi di trasferimento e ricollocazione, oltre che per le insufficienti o inadeguate strutture ricettive, a fine settembre circa il 60% dei minori non accompagnati registrati nel paese erano ancora in lista d'attesa per ottenere un alloggio.

Fino a questo momento è risultato estremamente difficile per i governi dell'Europa meridionale e orientale, assicurare corretti processi di identificazione, monitoraggio e ricongiungimento familiare, come pure fornire sistemazioni adeguate, assistenza legale e tutela per i minori non accompagnati.

L'UNICEF si aspetta che dalla Conferenza di Zagabria, al di là del confronto sulle diverse esperienze in tema di protezione dei minori non accompagnati e separati dalle proprie famiglie, arrivi un contributo a mettere in pratica processi più veloci di ricongiungimento familiare, un migliore sistema di tutela e la fine di ogni detenzione dei bambini a causa del loro status di migranti.

L'UNICEF racomanda agli Stati di non venire meno ai loro obblighi di monitorare ciò che accade ai minori non accompagnati e di assicurare che le politiche e le normative nazionali garantiscano il superiore interesse del bambino.

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