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domenica 10 aprile 2016

Sudafrica - Aprile 1996 Tribunali della riconciliazione. Un modo per superare i conflitti

La Stampa
Nell'aprile del 1996 la Commissione per la verità e la riconciliazione della Repubblica Sudafricana teneva la sua prima seduta pubblica. Voluta da Mandela per fare luce sulle violazioni dei diritti umani durante l'apartheid, la Commissione - presieduta da Desmond Tutu - aveva adottato un modello di giustizia fondato sull'ascolto, in udienze pubbliche, di migliaia di vittime e di "perpetratori", con il potere di concedere a questi ultimi l'amnistia, a condizione, tra l'altro, di una piena ammissione dei crimini.

Per avere un'idea di come si svolgessero le sedute guardate una puntata della trasmissione "Un giorno in Pretura" che ce ne propone una, tradotta.


È un'esperienza, quella sudafricana, non unica, né anticipatrice, ma alla quale in tanti fanno riferimento per la capacità che ha avuto di accompagnare una così ampia ridistribuzione del potere e per le tante indicazioni che dà a coloro che cercano modelli di erogazione della giustizia più attenti alle ferite delle vittime e dei colpevoli e alla ricostruzione di legami sociali compromessi dai conflitti.
Molto opportunamente il Dipartimento di Scienze religiose dell'Università Cattolica di Milano, in collaborazione con il progetto "Giustizia e letteratura" del Centro Studi "Federico Stella" sulla Giustizia penale e la Politica criminale ha voluto ricordare questo importantissimo avvenimento con il convegno internazionale "Conflitto, ragione e riconciliazione.
Il Sudafrica vent'anni dopo" al quale hanno preso parte figure di primo piano che quella esperienza l'hanno vissuta - come Pumla Gobodo-Madikizela e Albie Sachs, narrata - come Robi Damelin e Etienne van Heerden, o studiata - come Eddy van der Borght e John De Gruchy. 

Molto opportunamente, dicevo, perché il tema non è commemorativo: non riguarda tanto il passato quanto il presente e il futuro di un mondo che se vuole andare avanti deve imparare a curare le terribili ferite che ogni conflitto lascia dietro di sé, e che non guariscono da sole. Rischiando sempre di diventare il terreno favorevole per nuovi conflitti. In una spirale che bisogna avere la capacità di spezzare.
di Agnese Moro

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