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venerdì 4 dicembre 2015

Ungheria: richiedenti asilo in cella per settimane, Budapest imprigiona i rifugiati

La Repubblica
Dopo l'entrata in vigore delle nuove norme circa il riconoscimento di asilo politico e l'accesso regolare in territorio ungherese, sempre più richiedenti vengono detenuti, a volte anche per mesi, al confine. 

Una prassi che non rispetta le linee guida sull'accoglienza dettate dall'Unione Europea. L'Ungheria non è un paese per rifugiati, soprattutto dopo l'approvazione delle nuove leggi che innalzano barriere ancora più impervie per l'accoglienza delle domande d'asilo. Così migliaia di persone rimangono per settimane chiuse nei centri di detenzione. Alcuni aspettano che la loro domanda d'asilo riceva risposta, altri, entrati illegalmente nel paese, attendono di essere rispediti nella loro terra d'origine dalla quale sono fuggiti.

Reclusi. Secondo le linee guida dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) la detenzione per i richiedenti asilo è una misura eccezionale. Inoltre secondo l'agenzia la reclusione dovrebbe essere esclusa come misura verso le persone più vulnerabili. Ma di quanto consigliato dall'Unhcr, le nuove direttive ungheresi tengono ben poco conto. Secondo la Ong Human Rights Watch (Hrw) che ha visitato cinque centri di detenzione e due strutture di accoglienza e intervistato 81 richiedenti asilo in Ungheria, la detenzione dei richiedenti asilo è una prassi consolidata nel paese, senza distinzione per sesso, età e condizioni fisiche.

In galera donne in gravidanza e bambini non accompagnati. Tra le testimonianze raccolte da Hrw, ce ne sono alcune che affermano la reclusione anche per lunghi periodi di donne in gravidanza, minori non accompagnati e interi nuclei familiari con bambini. "Le persone in cerca di protezione - afferma Lydia Gall, ricercatrice Hrw per Balcani e Eurpa orientale - non dovrebbero essere detenute a meno che la reclusione sia giustificata da circostanze eccezionali. L'Ungheria dovrebbe rilasciare immediatamente le persone vulnerabili, comprese le famiglie con bambini, i minori non accompagnati in attesa di determinazione dell'età, le persone con disabilità e chi deve attendere per un lungo lasso di tempo la procedura d'espulsione".

La fortezza ungherese. Dopo l'ondata di migranti e richiedenti asilo che ha interessato l'Europa orientale e meridionale, il governo di Budapest nel corso dell'estate 2015 ha modificato le norme statali nel campo dell'accoglienza. Le nuove leggi rendono quasi impossibile l'accesso alla protezione e puniscono con otto anni di reclusione coloro che entrano nel paese in modo illegale, ovvero non passando per le dogane. Ma oltre alle barriere burocratiche, l'Ungheria ha provveduto anche ad erigere mura lungo il confine che la dividono da Croazia e Serbia, quest'ultimo il paese dove la maggior parte dei richiedenti asilo irregolari sono respinti dal governo ungherese.

Nessuna accoglienza. In questo clima si inserisce la visita dei delegati di Human Rights Watch in cinque strutture dedicate alla detenzione dei richiedenti asilo, molti dei quali siriani in attesa di esser rimpatriati nel loro paese in guerra con l'accusa di essere migranti irregolari. Inoltre, nonostante l'Ungheria sia tra i firmatari della Convenzione sui diritti del fanciullo, nove persone intervistate da Hrw hanno dichiarato di essere minorenni, ma di non esser stati sottoposte a nessun controllo per verificare la loro età. Le condizioni degli edifici è risultata abbastanza soddisfacente, ma in una struttura, quella di Niyarbator, i reclusi soffrono il freddo e vivono in condizioni igienico-sanitarie precarie.

La carta europea. Nei confronti dell'intransigenza ungherese l'Europa e gli stati membri non hanno un atteggiamento unitario. Se da un lato la Commissione europea ha avviato due procedure d'effrazione contro Budapest rea di non aver attuato pienamente la normativa circa il sistema comune europeo di asilo, dall'altro gli stati membri continuano a ricacciare i richiedenti asilo verso l'Ungheria attraverso il sistema Dublino III che riconosce la responsabilità di avviare la procedura di richiesta d'asilo al primo paese europeo in cui il richiedente è arrivato. "L'Ungheria - conclude Gall - non rispetta gli obblighi internazionali circa l'accoglienza di migranti e richiedenti asilo. Bruxelles deve far pressioni su Budapest affinché si ponga fine alla detenzione e alla persecuzione delle persone che attraversano le sue frontiere in cerca di protezione".

di Chiara Nardinocchi

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