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martedì 8 dicembre 2015

Emergenza Sud Sudan. In migliaia in fuga dalle violenze e condizioni inumane

La Repubblica
A due anni dall'inizio dello scontro tra Dinka e Nuer, lo stato più giovane del mondo non trova pace. La popolazione fugge verso la Repubblica democratica del Congo. L'Unione Africana: "Condizione dei civili inumane"
Roma - Sangue, violenze e crimini atroci contro la popolazione. A pochi giorni dal secondo anniversario dall'inizio dei combattimenti, la guerra che insaguina lo Stato più giovane del mondo non accenna a diminuire in ferocia e impatto sulla popolazione. Dopo due anni di ricerche la commissione d'inchiesta formata in seno all'Unione Africana delinea, in un rapporto, uno scenario dalle tinte fosche dove i primi a pagare le conseguenze della lotta di potere sono i civili che ogni giorno continuano a morire.
L'allarme dell'Unhcr. I sud sudanesi sono un popolo in fuga. Negli ultimi tempi i combattimenti nella regione dell'Equatoria occidentale, nel sud ovest del paese, tra esercito regolare e gruppi locali hanno costretto alla fuga circa 4.000 persone che hanno cercato rifugio nella Repubblica Democratica del Congo orientale. Nella stessa zona sono fuggiti anche rifugiati congolesi che avevano cercato salvezza in Sud Sudan. Vuoti i campi profughi al confine congolese. Il 90% dei rifugiati sud sudanesi è composto da donne e bambini stremati da giorni di cammino e notti al'addiaccio. Una situazione d'emergenza che l'alto commissariato Onu per i rifugiati cerca di fronteggiare nonostante difficoltà sia logistiche che legate al massiccio flusso di disperati. Secondo l'organizzazione, l'ospedale più vicino al confine congolese si trova a 80 chilometri di distanza dagli insediamenti dei rifugiati. Questi sono solo gli ultimi numeri di una guerra che in due anni ha costretto 2,3 milioni di persone a lasciare le proprie case, 650.000 dei quali hanno attraversato il confine come rifugiati e 1,65 milioni dei quali vivono da sfollati all'interno del paese.

Non ci sono cure per tutti. Mentre nell'Equatoria occidentale gli scontri hanno svuotato i campi profughi riversando un fiume di disperati nella Repubblica Democratica del Congo, nella regione dell'Alto Nilo, a nord del paese, il sovraffollamento delle strutture sta mettendo a rischio la capacità delle organizzazioni umanitarie di provvedere al sostentameto della popolazione. A lanciare l'allarme è Medici senza Frontiere. Impegnata nel campo profughi di Malakal, l'associazione sanitaria lamenta l'impossibilità di provvedere alle cure dei rifugiati. Da giugno a oggi il numero di pazienti è triplicato. A minare le condizioni di salute della popolazione è il sovraffollamento del campo, arrivato a contare 48mila persone, e le condizioni igienico-sanitarie inadeguate.

"Le malattie dei nostri pazienti - afferma Monica Camacho, direttrice del programma di Msf in Sud Sudan - sono direttamente correlate alle condizioni deplorevoli e di sovraffollamento in cui vivono. È necessario assegnare immediatamente più spazio alla popolazione in cerca di rifugio e gli attori umanitari devono migliorare urgentemente la fornitura di servizi di base e di prima necessità".

Bambini soldato. Come spesso accade, il prezzo più alto del conflitto sudsudanese lo pagano i minori. Stando ai numeri riportati dal Fondo Onu per l'infanzia, nel corso del 2015 più di 16.000 bambini sono stati arruolati per combattere nelle fila dei guerriglieri. Nonostante gli accordi di pace, puntualmente disattesi, i minori sono ancora al centro della battaglia che infuria da due anni nel giovane paese africano. L'Unicef ha denunciato non solo il loro arruolamento, ma anche omicidi, violenze sessuali e rapimenti. "Alcuni bambini sono costretti a combattere in prima linea- afferma il portavoce Unicef Christophe Boulierac - mentre altri vengono usati come messaggeri o facchini in situazioni pericolose". La guerra civile ha ucciso in due anni più di 1500 bambini, affamandone inoltre circa un milione.

La guerra senza fine. Dopo un referendm che ha messo fine a un ventennio di guerra civile, il Sud Sudan ha avuto l'indipendenza dal Sudan nel 2011. Ma la pace è durata poco. Nel 2013 la convivenza al potere tra il presidente Salva Kiir Mayardit, di etnia Dinka, e il vice presidente Riek Machar, di etnia Nuer, è esplosa in seguito a una serie di reciproche accuse e tentativi di colpi di stato. Un'escalation che in breve ha fatto ripiombare il Sud Sudan nel caos della guerra, portata avanti a colpi di atrocità e violazioni a danno dei civili. Nel rapporto l'Unione Africana denuncia l'intollerabile violenza che entrambe gli schieramenti in campo hanno avuto nei confronti degli avversari. Secondo l'organizzazione che riunisce gli stati del continente è necessario creare il prima possibile un tribunale, la Hybrid Court of South Sudan, che punisca i responsabili delle violazioni dei diritti umani e che ponga fine a questo stato di impunità.

di Chiara Nardinocchi

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