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martedì 24 novembre 2015

“La retorica dello scontro di civiltà fa il gioco dei terroristi”

Tuschia Web
Strage di Parigi - Simone Olmati entra nel dibattito sull'Islam scatenato da Raffaello Federighi
Non stupiscono gli errori storiografici e concettuali di Raffaello Federighi. Non stupiscono alla luce del fatto che i suoi riferimenti culturali in materia di “scontro di civiltà” siano Magdi Allam, Edward Luttwak e Oriana Fallaci. Praticamente come studiare la colonizzazione delle Americhe guardando Pocahontas.

L’Europa islamizzata che esiste negli incubi del Federighi è smentita dai dati recentissimi del Pew Research Center i quali sottolineano come la presenza musulmana in Europa non superi il 6% della popolazione totale (8% nel 2030). L’Italia è ben al di sotto della media europea, con il 3,7% della popolazione residente di religione musulmana. Anche se l’Europa accogliesse il totale dei rifugiati siriani queste percentuali non sarebbero destinate a salire di molto.
Il problema, semmai, potrebbe sorgere nel caso in cui etnie e religioni minoritarie rispetto alla maggioranza della popolazione europea venissero concentrate e ghettizzate nelle banlieu delle grandi capitali europee, quartieri dormitorio con scarso accesso ai servizi, elevato tasso di marginalità sociale, elevato abbandono scolastico, eccetera. In questo caso il mix di criminalità, assenza di percorsi di integrazione e di cittadinanza e alto tasso di disoccupazione potrebbe risultare pericoloso.

Quanto al dilemma avanzato in un altro articolo da Francesco Mattioli se sia la marginalità a produrre devianza oppure il contrario, nel caso dei percorsi di radicalizzazione jihadista propenderei per la prima ipotesi, nonostante alcuni casi verificati di jihadisti di estrazione “borghese”. L’esempio lampante è quello di Molenbeek, quartiere periferico di Bruxelles: qui la radicalizzazione scaturisce non dall’altissima presenza di musulmani, ma da una disoccupazione giovanile che supera il 40% e che favorisce fenomeni di reclutamento da parte di individui già indottrinati.

Federighi, nell’accusare di lassismo le democrazie occidentali torna sulla buona strada, salvo poi ricadere nell’errore madornale di considerare lo Stato Islamico come il solo nemico dell’Occidente e Putin come “l’unico che sembra avere qualche idea chiara su cosa fare contro il Califfato”. L’Isis, Is o Daesh che dir si voglia, ha finora ucciso per la quasi totalità persone di fede musulmana a riprova del “nostro narcisismo che ci porta a pensarci sempre al centro di tutto”, come sostiene su Limes il sottosegretario Mario Giro. Sono altri i protagonisti di questa guerra, così come sono altre le vittime principali. Ovvero i musulmani stessi che – ad esempio – muoiono a migliaia sotto le bombe di Bashar al Asad in Siria o nella guerra civile dimenticata nello Yemen.

E questo ci porta direttamente alla contrapposizione tra “Islam teocratico e Occidente laico” sostenuta dal Federighi il quale si sentirà forse un po’ meno Don Giovanni d’Austria nel sapere che in molti paesi arabi esistono libertà di culto nonché chiese e sinagoghe numerose, aperte e frequentate, fermo restando che l’Islam ha un ruolo infinitamente più importante nelle società dei paesi a maggioranza musulmana di quanto non abbiano le altre due religioni monoteiste nei paesi in cui esse sono diffuse. Certo, non è permesso aprire chiese in Arabia Saudita, così come non è permesso alle donne guidare una vettura.

Ma parlare dell’Islam come di un blocco monolitico è quanto mai errato. Mentre sostenere che per l’Islam “infedeli sono tutti i non musulmani” è pura malafede. Oltre alla distinzione tra sunniti e sciiti, all’interno del sunnismo esistono varie correnti tra cui quella minoritaria “takfirista” la quale autorizza la condanna a morte di persone accusate di apostasia. L’accusa di apostasia, per intenderci, è quella finalizzata a giustificare l’uccisione del “nemico vicino”, anche se fosse musulmano, ed è non a caso rivolta dai miliziani dello Stato Islamico verso altri correligionari, principalmente sciiti, ma non solo. Lo Stato Islamico colpisce infatti anche nei paesi a stragrande maggioranza sunnita. Altro che infedeli non musulmani!

Cedere alla retorica dello scontro di civiltà è fare il gioco dei terroristi. Come giustamente sostiene Francesco Mattioli, “occorre saper controllare gli animi e gli istinti, occorre studiare, leggere, valutare, riflettere, saper vedere più in fondo”. Viceversa, reiterare posizioni ideologiche neo-conservatrici (quelle che per intenderci hanno portato per davvero allo scontro di civiltà dell’era Bush) non farebbe altro che riprodurre gli schemi che hanno portato al rafforzamento del terrorismo che, con sommo dispiacere di Allam, Luttwak, Fallaci e dei suoi epigoni, con l’Islam non ha niente a che vedere.

Simone Olmati

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