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mercoledì 5 agosto 2015

Immigrazione: in Gran Bretagna niente welfare per chi non ottiene l'asilo politico

Il Manifesto
I migranti avranno 28 giorni per andarsene. Londra risparmia oltre 70 milioni di euro. Almeno 10mila persone dovranno lasciare il paese. Il governo conservatore di David Cameron ha annunciato dei provvedimenti volti a scoraggiare l'immigrazione illegale in Gran Bretagna. Ieri il ministero dell'Interno ha infatti illustrato il piano che prevede lo stop al welfare per coloro ai quali verrà respinta la richiesta d'asilo. Il documento ufficiale, datato 4 agosto, afferma che il governo sta prendendo in considerazione di attuare i provvedimenti dal prossimo luglio 2016: a partire dall'estate prossima, saranno oltre 10.000 le persone che dovranno lasciare il paese.
Per farlo avranno a disposizione, si fa per dire, 28 giorni. La mossa del governo permetterà di risparmiare alle casse dello stato circa 49 milioni di sterline (70 milioni). Il documento chiarisce inoltre - nel caso ce ne fosse bisogno - che questi provvedimenti legislativi permetteranno alle autorità locali di non essere in alcun modo obbligate ad aiutare i richiedenti d'asilo e le loro famiglie che dovranno lasciare l'Inghilterra.

Le proposte avanzate dal governo sono motivate dalla volontà di dimostrare a chi cerca di arrivare in Gran Bretagna che quest'ultima non è "la terra del latte e miele" e finiranno per integrare due categorie di sostegni offerti fino ad oggi, al fine - dice il governo - di rendere più rigoroso il processo decisionale caso per caso, anziché garantire il diritto al sostegno statale in modo automatico. La prima categoria, conosciuta come "section 95 support", garantisce il welfare a poco più di 10mila richiedenti asilo (le cui richieste sono state respinte) che non riescono a far fronte al carovita.

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Fonti vicine al governo britannico negano però la completa sparizione del sostegno economico verso i più bisognosi. Il sussidio statale verrà infatti erogato a coloro per i quali lasciare il paese rappresenta un vero e proprio ostacolo; secondo una ricerca eseguita dalla Camera dei Comuni, più di 3.600 individui inclusi nella "section 4.2" hanno vissuto con il sostegno per più di un anno; si tratta di una cifra alta che sta ad indicare che molti di loro hanno reali difficoltà a tornare nel paese d'origine, o perché c'è una guerra, o per il rifiuto del paese stesso a rilasciare i documenti validi ad un nuovo espatrio.

"David Cameron invece di utilizzare la retorica anti immigrazione, dovrebbe spiegare al popolo inglese che questa è gente disperata proveniente da paesi in guerra o che non rispettano i diritti umani", aveva dichiarato Natalie Bennett, leader del Green Party. 

Secondo il Ministero degli Interni inglese, i provvedimenti cercheranno di porre i bambini come categoria da proteggere: il progetto "cercherà il modo migliore per far espatriare le famiglie a cui è stato negato l'asilo, garantendo nel frattempo che ci siano meccanismi per assicurare la protezione dei bambini". "Questa dura proposta sembra essere basata sulla logica secondo la quale lasciare le famiglie al margine della miseria le costringerà ad andare via da questo paese. Il governo ha il dovere di tutelare tutti i bambini in questo paese e anche governi precedenti hanno ritenuto moralmente riprovevole togliere il supporto a famiglie con bambini" ha specificato Lucy Doyle dal Consiglio per i Rifugiati.

di Emma Pradella

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