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giovedì 23 luglio 2015

Nelle carceri italiane 34 "bambini detenuti" - Innocenti assoluti!

Blog Diritti Umani - Human rights

In Italia le donne detenute che hanno dei bambini da zero a tre anni vivono in cella con i loro figli. Al raggiungimento del terzo anno i figli vengono affidati a strutture o ad altre soluzioni. Le donne arrestate in stato di gravidanza dopo il parto tornano in cella con i loro figli neonati. 
E' in atto lo sforzo di varie associazioni per riuscire a far vivere la mamma con i bambini i case famiglia. Ma il problema ancora sussiste per 34 bambini che vivono dietro le sbarre.
Radio Vaticana

“Entro il 2015 arrivare a zero bambini detenuti. È necessario superare questa vergogna”. Questa la promessa del ministro della Giustizia, Andrea Orlando, durante la conferenza stampa dal titolo “L’innocenza assoluta, la questione dei bambini in carcere”, svoltasi nel carcere Rebibbia di Roma. 

Grazia Serra, ha intervistato Luigi Manconi, presidente della Commissione per la tutela dei diritti umani del Senato:

R. – E’ un annuncio importantissimo, perché risolve – ci auguriamo che risolva, quindi contiamo sulla parola data dal ministro, come un giuramento d’onore – un problema in apparenza piccolo, perché riguarda 40-50 bambini in tutta Italia, ma che costituisce un affronto intollerabile alla civiltà giuridica del nostro Paese.

D. – Al momento, in carcere ci sono 34 bambini, che lei ha definito “bambini detenuti”. E’ una vergogna, si diceva oggi…

R. – Sì, perché sono gli innocenti assoluti. In carcere quasi tutti rivendicano la propria innocenza, non magari al reato di cui sono imputati, ma rispetto a un’idea di sé, come di non colpevole. Ma se questo è vero, sotto il profilo filosofico, poi ci sono quelli che davvero sono gli innocenti assoluti: i bambini detenuti solo ed esclusivamente perché “figli di”. Questo non è tollerabile.

D. – Un importante annuncio è stata la realizzazione a breve della prima casa protetta…

R. – L’impegno a realizzare a breve la prima casa protetta a Roma, dove sia garantita la sicurezza dei cittadini e, dunque, sia anche sorvegliata la condizione delle responsabili di reato, ma allo stesso tempo nulla che richiami il clima, l’ambiente, il sistema penitenziario che ha compromesso tutti quei bambini che hanno passato gli anni dell’infanzia in una cella chiusa.

D. – Vuole aggiungere un commento sui due suicidi che ci sono stati negli ultimi giorni a Roma? Perché lei spesso ha detto che il carcere produce morte…

R. – Sì, io penso che il carcere produca malattia, psicosi, depressione, autolesionismo e suicidi. Posso semplicemente confermarlo con dei dati: 868 detenuti che si sono suicidati negli ultimi quindici anni e – attenzione – oltre 100 agenti di polizia penitenziaria che si sono tolti la vita in 10 anni. Quindi, non è l’essere privato della libertà che produce il suicidio – è anche questo – ma il fatto di vivere in quell’ambiente patogeno, cioè che produce malattia e morte.

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