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domenica 26 luglio 2015

Indonesia, passi avanti nel rispetto dei diritti umani fondamentali e della libertà religiosa

Vatican Insider
I recenti casi di violenza «restano isolati», dice il Nunzio apostolico Filippazzi. Il governo di Joko Widodo revoca l'obbligo di indicare la religione sulla carta di identità e ridà spazio alle religioni dei popoli indigeni
L'Indonesia, il paese musulmano più popoloso al mondo, sta sperimentando, grazie al governo del presidente Joko Widodo, una stagione di apertura e di progresso nel rispetto dei diritti umani fondamentali e della libertà religiosa.

Nonostante alcuni casi di violenza, legati alla presenza di gruppi estremisti islamici «piccoli ma rumorosi» – come li definisce a Vatican Insider l’arcivescovo di Bandung, Johannes Pujasumarta – restano evidenti i passi avanti nella legislazione che regola i diritti dei credenti nonchè sul piano dell’approccio globale delle istituzioni pubbliche, nel costruire e tutelare un clima di armonia e tolleranza.

Non devono ingannare, dunque, gli episodi che hanno turbato alcune zone del paese negli ultimi giorni. Come ha spiegato in una intervista a Radiovaticana il Nunzio apostolico in Indonesia, mons. Antonio Guido Filipazzi, commentando le recenti violenze a sfondo religioso (fonti locali parlano di un morto e danni a due chiese e una moschea), si tratta di «episodi drammatici ma isolati, mentre prevale un clima di tolleranza». L’allerta diramato ieri dal governo, spiega mons. Filipazzi, mira dunque a prevenire ulteriori violenze.
Sul piano generale, infatti, nell’ultimo anno si sono rafforzare per le minoranze religiose indonesiane le speranze di maggiore sicurezza e di un clima tollerante. Con la presidenza del moderato Joko Widodo, comunità come gli ahmadi e i cristiani hanno espresso buoni auspici, giudicando con favore una nuova proposta di legge che intende tutelare tutte le comunità religiose. 

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Paolo Affatato

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