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martedì 10 marzo 2015

Sono 51 milioni i profughi, ogni 4 secondi una persona abbandona la sua casa, ogni giorno città di 20.000 abitanti in fuga

La Repubblica
Per la prima volta dalla seconda guerra mondiale le persone nel mondo costette a fuggire dal proprio paese sono più di 51 milioni. Un numero che racchiude una delle emergenze umanitarie più gravi dell'ultimo secolo. Oxfam e Unione europea hanno lanciato la campagna You save lives per rendere visibile il dolore dei profughi

Roma - Ogni giorno una città invisibile di 20 mila abitanti è costretta alla fuga. Una persona ogni quattro secondi deve cercare rifugio altrove a causa di guerre e carestie. Sono 51,2 milioni i profughi nel mondo, una stima che non si era mai registrata dopo la seconda guerra mondiale. Di questi 33,3 milioni sono sfollati all'interno del loro stesso paese, 16,7 milioni sono rifugiati all'estero, 1,2 milioni aspettano di ricevere asilo.

Il progetto. Per dare voce al dolore di queste persone spesso ignorate dai paesi non coinvolti dal fenomeno, Oxfam e l'Unione europea hanno lanciato il progetto "You save lives" che focalizza l'attenzione sulle tre grandi crisi umanitarie che più stanno martoriando la popolazione in Siria, Sud Sudan e Repubblica Centrafricana. Oltre al rapporto "I Paesi degli invisibili: 51 milioni di persone in fuga dai conflitti", l'organizzazione e l'Ue hanno creato una piattoforma digitale dove saranno raccolte le voci di coloro che la guerra ha costretto ad abbandonare la loro casa, gli affetti e la vita conosciuta fino a quel momento. Un modo per far capire quanto doloroso sia sopravvivere senza certezze, senza rifugio e senza i beni necessari per condurre un'esistenza dignitosa.

Fuggire dalla Siria. A poco più di tre ore d'aereo da Roma si sta consumando una delle crisi umanitarie più gravi di sempre. A quattro anni dallo scoppio della guerra civile siriana, l'aspettativa di vita della popolazione è diminuita di ben 13 anni. L'inasprirsi dei combattimenti infatti continua a massacrare una popolazione già stremata. Oltre ai 200 mila morti, la guerra finora è costata al paese più di 11 milioni di profughi. La maggior parte circa 7,6 milioni è rimasta dentro i confini dello stato, mentre 4 milioni si sono rifugiati nei paesi confinanti, tra tutti Libano e Giordania dove la pressione demografica sta mettendo a dura prova l'equilibrio economico e sociale dei due stati. Aumento dei prezzi e irreperibilità dei beni di prima necessità rendono sempre più difficile avere il cibo necessario per sopravvivere soprattutto per i 4,8 milioni di persone che non hanno accesso agli aiuti umanitari.

Il Sud Sudan non trova pace. Nella sua breve vita, dall'indipendenza del 2011, il Sudan del Sud non ha conosciuto che brevi periodi di pace. Una guerra tra fazioni avverse del partito del Movimento di liberazione del popolo sudanese scoppiata nel dicembre 2013 ha obbligato più di due milioni di persone, circa un quinto dell'intera popolazione, ad abbandonare le proprie case e ha reso impossibile a 2,7 milioni di avere accesso al cibo e ai beni primari. Come spesso accade, le prime vittime del conflitto sono le donne e i minori. Le prime abusate da uomini che hanno fatto dello stupro un'arma di guerra, i secondi invece vengono arruolati per combattere nonostante la loro giovane età. Le gravi violazioni dei diritti umani che scandiscono la quotidianità dei sudsudanesi hanno spinto la popolazione a fuggire verso gli stati confinanti: Etiopia, Sudan, Kenya e Uganda che da soli non riescono a gestire l'arrivo nel proprio territorio di centinaia di migliaia di persone.

La Repubblica Centraficana è affamata. Una guerra civile scoppiata in seguito ad un colpo di stato nel marzo 2013 ha spinto un quarto della popolazione a intraprendere un viaggio costato la vita finora a circa 2.600 persone verso il Ciad, la Repubblica democratica del Congo e il Camerun. Un paese spezzato che non sa come sfamare il suo popolo che solo deve far fronte a una gravissima crisi alimentare: il 90% è costretto a vivere con un solo pasto al giorno e la metà della popolazione dipende dagli aiuti umanitari per il cibo.

Oxfam e l'aiuto indispensabile dell'Europa. A fianco dell'organizzazione internazionale per lo sviluppo già in prima linea nei paesi dove sono in atto le più gravi emergenze umanitarie c'è anche l'Unione europea. "You save lives - afferma Riccardo Sansone, responsabile emergenze umanitarie di Oxfam Italia - si propone di informare i cittadini europei, aggiungendo ai numeri la vita vera di queste genti: 'rendere visibilì i bisogni di chi non ha più niente, la fragilità di un quotidiano privo di normalità e prospettive, la disperazione che spinge molti di loro ad attraversare il Mediterraneo in cerca di un futuro nel nostro continente". I cittadini dell'Unione sono la fonte principale dei beni che l'Europa, il primo donatore di aiuti a livello mondiale, invia ai rifugiati. Ai soldi pubblici vanno aggiunti i fondi stanziati da privati e imprese e messi a disposizioni da organizzazioni e associazioni umanitarie coe Oxfam. "Purtroppo - conclude Sansone - il numero di rifugiati e profughi continuerà a crescere ogni giorno, se non si pone fine alla violenza. È essenziale pervenire a una soluzione politica dei conflitti che sia sostenibile e inclusiva. Tuttavia, anche se questi conflitti terminassero domani, il livello dell'emergenza umanitaria resterebbe altissimo, e continuerebbe a necessitare di sostegno per molti anni ancora".


di Chiara Nardinocchi

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