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venerdì 20 febbraio 2015

Unhcr - Morti in mare, dal Mediterraneo al Golfo di Aden sono cimiteri senza bare. 21.344 morti in 26 anni

La Repubblica
Sono 21.344 i migranti morti in 26 anni di viaggi disperati nel Mediterraneo; oltre 3.500 tra deceduti e dispersi solo nel 2014. Ma non c'è soltanto il Mediterraneo: 242, infatti, le persone morte e disperse nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden al 10 dicembre 2014. Nel 2014, sono stati oltre 4.350 i morti e i dispersi in mare segnalati da Unhcr e Amnesty International in tutto il mondo

Roma - Bisogna pur fare il calcolo dei morti annegati, in fuga dalle loro disperazioni di nascita. Unhcr e Amnesty International diffondono dati e cifre per far conoscere quanti sono i morti non soltanto del Mediterraneo, ma anche dell'Asia e del Corno d'Africa: le zone marittime più a rischio. L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Antonio Guterres, spinge a cercare i motivi, e quindi le possibili soluzioni, di queste tragedie.

Le vittime del Mediterraneo. Amnesty International calcola che, dal 1988 al 2014, 21.344 persone sono annegate nel Mediterraneo mentre cercavano di raggiungere l'Europa. Nel 2011 il numero dei morti è stato di circa 1500, nel 2012 di circa 500, nel 2013 di oltre 600. Dal I° gennaio al 15 settembre 2014, sono annegati oltre 2500 esseri umani, più di 2200 dei quali solo tra giugno e settembre. Quasi il 2% delle persone che hanno intrapreso un viaggio nel Mediterraneo nel 2014 è annegato. È noto il tragico numero dei migranti morti nel Mediterraneo nel 2014, perché è stato l'anno più nero per la spaventosa scomparsa di bambini, donne e uomini in quelle acque, come tutti i migranti, morti per non morire di guerra o di fame o di violazione dei diritti politici e umani: sono stati 3419, ha già denunciato l'Unhcr.

Da dove partivano quelle persone. L'Europa è al confine con sanguinosi conflitti: a sud la Libia, ad est l'Ucraina, a sud-est Siria e Iraq. E' evidente che chi fugge da quei paesi passi per il Mediterraneo, la maggior parte per l'Italia; tant'è vero che sono più di 207.000 le persone che hanno attraversato il Mediterraneo dall'inizio di gennaio. Nel 2013, il 48% di tutte le persone entrate irregolarmente e il 63% di quelle arrivate irregolarmente via mare nell'Unione europea proveniva, nell'ordine, da Siria, Eritrea, Afghanistan e Somalia, sconvolti da guerre e massicce violazioni dei diritti umani. Nei primi otto mesi del 2014, circa il 40 % delle persone che hanno raggiunto l'Europa attraverso il Mediterraneo centrale proveniva da Eritrea (per il 23 %) e Siria (17 %).

Le fughe del Corno d'Africa. Oltre al Mediterraneo, altri mari inghiottono migranti. Eritrea, Somalia, Etiopia, Gibuti hanno perso oltre 10 milioni dei loro abitanti per una delle più lunghe carestie della storia e, in questa regione del Corno d'Africa, dal I gennaio alla fine di novembre 2014, le cifre Unhcr parlano di 82.680 persone che hanno attraversato il Golfo di Aden e il Mar Rosso nella rotta che, dall'Etiopia e dalla Somalia, permette di raggiungere lo Yemen o successivamente l'Arabia Saudita e i paesi del Golfo Persico. C'è anche da dire che in quel triangolo dell'Africa nord-orientale, la fame spinge a tentare la fuga in mare per raggiungere uno dei pasi più in crisi del momento, lo Yemen: spaccato da una violentissima guerra civile nella quale i ribelli houthi, anti islamisti, tengono in pugno le città e costringono le ambasciate di mezza Europa e degli Stati Uniti a chiudere.

I morti in mare dell'Asia. Nel sud-est asiatico, l'Unhcr calcola che siano 54.000 i migranti che hanno intrapreso le traversate via mare nel 2014. In molti casi si tratta di cittadini del Bangladesh (uno dei paesi più poveri, corretti e climaticamente sfavorevoli del mondo) e della Birmania (che gode di una non miglior vita del Bangladesh), determinati a raggiungere la Tailandia, la Malesia, l'Indonesia. Nei Caraibi, poi, sono circa 4.475 le persone che hanno preso la via del mare dal 1 gennaio al 1 dicembre di quest'anno, nella speranza di sfuggire alla povertà o in cerca di asilo.

La speculazione criminale su 4.272 migranti. Esiste poi una ben nota e finora ben poco combattuta causa di morte per i migranti dei mari: la criminalità organizzata internazionale, disposta ad utilizzare mezzi di trasporto del tutto insufficienti per fare traversate in mare, a lasciare che le barche affondino con centinaia di esseri umani dentro nei casi di emergenza, a estorcere cifre inimmaginabili, a far prostituire, o a torturare chi è costretto a fuggire via mare. Sono 4.272 le vittime che sono state segnalate quest'anno all'Unhcr in tutto il mondo. 450 persone sono morte nel sud-est asiatico nel tentativo di attraversare il Golfo del Bengala. Nei primi giorni di dicembre, erano circa 242 le persone morte nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden, mentre sono 71 i morti e i dispersi nei Caraibi. Le reti di tratta e di traffico di esseri umani prosperano, operando impunemente nelle aree di instabilità e di conflitto.

Perché i migranti fuggono e come li si riceve. "Non si può fare ricorso a misure deterrenti per fermare una persona che è in fuga per salvarsi la vita, senza che questo comporti un ulteriore incremento dei pericoli in cui incorre", dichiara Antonio Guterres, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. "Vanno affrontate le reali ragioni che stanno alla base di questi flussi, e ciò significa guardare al motivo per cui le persone fuggono, ciò che impedisce loro di cercare asilo con mezzi più sicuri, e che cosa si può fare per reprimere le reti criminali che prosperano in questo modo, proteggendo al tempo stesso le loro vittime. Significa anche avere sistemi adeguati per far fronte agli arrivi e per distinguere i veri rifugiati da coloro che non lo sono". E intanto si continua a morire sui barconi della speranza nei mari del mondo.

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