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giovedì 12 febbraio 2015

“Noi giovani rom italiani, che lavoriamo e paghiamo il mutuo…”

Redattore Sociale
Un gruppo di rom e sinti tra 20 e 30 anni esce allo scoperto con una lettera ai media e racconta le proprie storie di integrazione. “Siamo sposati con persone non rom, siamo operai, studenti, abbiamo un lavoro, viviamo nelle case”. “Nessuno è felice di vivere nei campi”
Quasi nessuno vive o è passato dai campi rom. Loro combattono ogni giorno contro luoghi comuni e pregiudizi. Faticano a trovare lavoro perché spesso vengono etichettati. “Ma noi siamo persone normali, italiani da sempre, combattenti nella Resistenza e colonne della democrazia del nostro paese”.


Fiorello Miguel Lebbiati, 33 anni, “sinto, rom”, è uno di loro, nato e residente a Capannori, in provincia di Lucca. “Le mie radici sono profondamente italiane, i miei antenati sono in Italia dal 1600. Mio nonno materno è stato nei campi di concentramento e io mi chiamo Fiorello perché mio bisnonno si chiamava così”. Fiorello è orgoglioso di avere un nome tipicamente italiano. Lui lavora come operatore Caritas da tre anni e segue vari progetti di inclusione sociale. E’ stato sposato con una donna italiana, non rom, da cui ha avuto una figlia. Ha vissuto per qualche mese in un campo rom quando era piccolo, ma non è certamente stata una scelta: “Nessun rom è felice di vivere nei campi, sfido chiunque ad essere contento di vivere in una roulotte”, precisa Fiorello.

Non solo Fiorello. Tra i firmatari della lettera c’è anche Dobreva Sead, rom di 32 anni, nazionalità serba, operaio in una fabbrica di Rovigo, oltre che sindacalista. Si batte per i diritti dei lavoratori, è nato in Kosovo ed emigrato in Italia molti anni fa dopo lo scoppio della guerra. Vive in una casa dove paga il mutuo. Ha vissuto in un campo rom a Napoli, una condizione da cui è voluto fuggire per trovare lavoro. Proprio mentre viveva nel campo rom, gli accampamenti furono devastati dopo che un rom investì due ragazze italiane. A lui è dedicato il documentario “Fuori Campo” presentato in anteprima a Roma, del regista Sergio Panariello.

Insieme a Fiorello e Saed, ci sono tre giovani studentesse: Gladiola LacatusLacramioara (romena immigrata in Italia, rom di 21 anni, studia ragioneria), Sabrina Milanovic, rom di 25 anni, di San Nicolo D’Arcidano in provincia di Oristano, che studia per diventare cuoca. E ancora Pamela Salkanovic, rom di 17 anni, nata a Roma ma ancora senza nazionalità italiana, che studia per diventare parrucchiera. E poi Serena Raggi, sinta di 26 anni bolognese che lavora nel sociale, Damiano Cavazza, sinto 32enne lucchese che fa il musicista a Roma, Ivana Nikolic, rom di 23 anni immigrata dalla Serbia e residente a Torino, che studia formazione. E ancora Dolores Barbetta, rom di 29 anni, videomaker che studia antropologia visiva, residente a Roma e nata a Melfi. Tutti questi giovani rom vogliono far capire all’Italia che, tra i 200 mila rom in Italia, soltanto 40 mila vivono in campi. La maggioranza vive in perfetta integrazione con le altre persone. 
Jacopo Storni

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