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sabato 28 febbraio 2015

Melilla, profughi: il varco europeo per chi viene dal Marocco è in mano alle mafie

La Repubblica
Reportage. L'entrata avviene dalla frontiera di Beni Enzan tra il Marocco e la Spagna. La marea umana che ogni giorno si accalca sulla porta dell'Enclave spagnola. Il CETI (centro dipermanenza temporanea) è pieno di migranti siriani arrivati attraverso l'Algeria. Ci sono famiglie, molti bambini, curdi-siriani. Per tutti l'arrivo a Melilla è costata migliaia di euro
Melilla
(enclave spagnola in Marocco) - Difficile la situazione nel centro di permanenza temporanea per immigrati (CETI) della città autonoma spagnola, dove sono accolte più di duemila persone. La capacità del centro di soli 500 posti è stata messa a dura a prova dagli arrivi di questi ultimi mesi, l'80% dei migranti proviene dal conflitto siriano. L'entrata avviene dalla frontiera di Beni Enzan tra il Marocco e la Spagna, per passare la marea umana che ogni giorno calca sulla porta dell'Enclave spagnola ci si affida alle mafie.

Condizioni precarie. Limitato accesso all'acqua potabile, luoghi inadeguati per ospitare famiglie con minori e sovraffollamento: queste sono alcune delle difficoltà incontrate dai migranti che aspettano di essere trasferiti nella penisola spagnola. Foto, video, preghiere e richieste vengono diffuse su un gruppo Facebook creato dagli stessi siriani del centro di accoglienza. Nel CETI di Melilla i migranti siriani sono arrivati dal Marocco attraverso l'Algeria. Famiglie, bambini, siriani di origine curda, per tutti l'entrata a Melilla è costata migliaia di Euro. La rotta Algeria, Marocco, Melilla è considerata però la più sicura. La città autonoma spagnola è uno dei due passaggi di terra che l'unione europea condivide con l'Africa. Secondo l'Associazione Andalusa a Difesa dei Diritti Umani (APDHA), nel 2014 i migranti che hanno tentano l'ingresso dalla porta di Melilla sono stati 4952.

La "generazione perduta Unicef". A pochi metri dall'affollato passo frontaliero di Farkhana, sono accampate le famiglie siriane. A causa della precaria situazione nel centro di accoglienza, i siriani preferiscono sistemarsi all'aperto. Alcune famiglie cucinano, bevono il thè e altri giocano a carte. Qasim, steso sul prato con la sua famiglia, è uno dei 4 milioni di rifugiati che ha dovuto abbandonare la Siria a causa del conflitto. Stringe tra le braccia suo figlio Amal, solo 5 anni, oggi uno dei 1,7 milioni di bambini rifugiati provenienti dalla Siria a rischio di far parte della cosiddetta "generazione perduta - Unicef". Qasim, partito dalla periferia di Aleppo è arrivato a Melilla tre mesi fa. Ha attraversato illegalmente la frontiera tra l'Algeria e il Marocco e pagato alle mafie un totale di 23.000 euro per tutto il nucleo famigliare.

Per entrare serve il passaporto marocchino. "Abbiamo attraversato di notte. Portavo mio figlio sulle spalle. Da Oujda (città marocchina sulla frontiera con l'Algeria) siamo arrivati a Nador e abbiamo aspettato qualche giorno in un hotel prima di entrare in Spagna. Inizialmente, abbiamo mostrato il nostro passaporto siriano, ma la polizia marocchina non ci ha fatto passare. Al terzo tentativo ho deciso di pagare. Sono 1200 euro a persona." Per passare serve un passaporto marocchino, poiché grazie agli accordi tra Rabat e Madrid, la circolazione nell'enclave spagnola degli abitanti di Nador, il capoluogo della regione del Rif (Marocco settentrionale) è libera da visti. Qasim aspetta impaziente con la Moglie e i suoi quattro figli di essere trasferito nella penisola, dove vuole ricominciare a vivere. Le decisioni di trasferimento da Melilla alla Spagna arrivano sulla base di "criteri casuali", spesso basati esclusivamente sulla occupazione dei centri di accoglienza.

Un fragile sistema d'asilo. Il Ministero dell'Interno spagnolo, su raccomandazione dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha istituito da qualche mese un'unità dell'organizzazione internazionale in prossimità dei valichi di frontiera di Ceuta e Melilla. Un progetto che secondo il governo serve a garantire l'accesso al sistema di protezione internazionale per i richiedenti asilo in arrivo dalla Siria. Secondo i dati di CEAR (Commissione Spagnola di Aiuto al Rifugiato), nel corso del 2014 ci sono state 539 richieste di asilo a Melilla, per la quasi totalità si tratta di persone di origine siriana. Cifra che sale a 1.679 domande di protezione internazionale se si guardato i dati di tutto il paese.

Le critiche al sistema spagnolo. L'organizzazione spagnola rimane però particolarmente critica e preoccupata rispetto all'accesso alle procedure d'asilo per quanto riguarda i migranti di origine sub-sahariana che entrano a Melilla saltando la barriera (molti dei quali hanno diritto protezione internazionale). "Le autorità devono garantire a tutti, indistintamente quanto stabilito dalla legislazione spagnola, europea e internazionale. A molti migranti Sub-sahariani, viene impedito di chiedere protezione", ha insistito Estrella Galán, segretaria generale di CEAR.

I respingimenti illegali. In concreto, per raggiungere il posto di frontiera via terra, dal Marocco, è obbligatorio superare un controllo preliminare della gendarmeria marocchina, che rappresenta un problema per i migranti d'origine subsahariana che vivono nel regno senza permesso di soggiorno. E mentre nell'Europa africana i siriani attendono di essere trasferiti nella Penisola, il tribunale dell'enclave spagnola di Melilla sta indagando il capo della Guardia Civil locale, il tenente e sei agenti con l'accusa di svolgere respingimenti illegali verso il Marocco e per l'uso sproporzionato della forza durante un tentativo d'ingresso irregolare, realizzato scorso 15 ottobre. A sollevare l'attenzione sul caso, l'ONG Prodein.

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