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venerdì 27 febbraio 2015

CIR - Rifugiati: "Cambiate le regole decise a Dublino ci sono in ballo i diritti e la dignità delle persone"

La Repubblica
Nel 25° anniversario della sua Fondazione il Cir (Consiglio Italiano per i Rifugiati) fa il punto sui limiti del sistema che norma le richieste di asilo nell'Unione europea. Il principio europeo del "primo accesso" costringe migranti e rifugiati a rimanere nel stato europeo dove si è arrivati e resta indifferente alla necessità delle persone di ricongiungersi con familiari o di scegliere dove vivere

Roma  - "La Convenzione di Dublino ha messo in atto un sistema inumano che non prende in considerazione i diritti e le necessità delle persone". Bastano queste poche parole di Christopher Hein, direttore del Cir (Consiglio Italiano per i Rifugiati) per definire le criticità del protocollo che regola l'accoglienza di rifugiati e richiedeti asilo nell'Unione europea. In occasione del 25° anniversario della sua Fondazione, il Consiglio per i rifugiati attraverso una tavola rotonda ospitata nella sala Aldo Moro di Montecitorio ha deciso di aprire un dibattito circa l'accoglienza, la solidarietà e le regole che detreminano il destino di migliaia di persone in fuga dai loro paesi d'origine.

Cos'è "Dublino". Il Sistema-Dublino è formato dal regolamento "Dublino III" del 2013 e dal regolamento "Eurodac II", sempre del 2013. La norma si basa sul principio che lo stato membro che ha svolto il ruolo più importante nell'ingresso o nel soggiorno dei richiedenti asilo deve farsi carico della responsabilità dell'esame della domanda d'asilo. Una legge che grava soprattutto sugli stati "di cofine", primi fra tutti Italia e Grecia. La Spagna infatti attraverso l'enclavi di Melilla e Ceuta in Marocco gestisce i flussi prima che questi arrivino sul territorio spagnolo. Dal 2008 al 2013 gli stati membri hanno richiesto il trasferimento di circa 11 mila persone in Italia, al contrario solo 239 persone registrate in Italia sono state accolte da altri stati membri.

I limiti. I problemi circa l'attuazione del regolamento sono molti. Primo fra tutti la sua marginalità. Nel 2013 a fronte di 435 mila domande d'asilo è stato richiesto il trasferimento di 16.014 persone. Un incidenza minima che sottolinea come solo al 3,7% dei richiedenti è stato applicato il regolamento. "Ogni volta che penso a Dublino - afferma Laurens Jolles, delegato Unhcr per il sud Europa - mi riesce difficile credere che l'Unione Europea che promuove il principio di libertà anche di movimento ponga tali limiti sui richiedenti asilo". "Rispettando il principio della competenza per ingresso - continua - l'Unione non considera l'aspetto umano, come per esempio la volontà del richiedente asilo di stabilirsi vicino ad altri familiari già presenti in un paese diverso da quello in cui è arrivato".

Una promessa tradita. "Dublino - sottolinea il professor Mario Morcone capo dipartimento Libertà civili e immigrazione del ministero dell'Interno - è una promessa tradita anche in riferimento allo spirito originario che voleva l'accordo come meccanismo regolatore e non come arido schema". Ad esser tradito è il principio di solidarietà presente nell'articolo 80 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea che stabilisce il principio di solidarietà tra gli stati membri in materia di controllo delle frontiere, asilo e immigrazione. Un'utopia che si infrange contro i dati relativi alle domande d'asilo, ai trasferimenti, alla gestione delle frontiere comuni o nel salvataggio in mare. "L'accordo di Dublino - continua Morcone - è una solidarietà mancata. E l'Italia è la prima coinvolta".

Ripensare Dublino. Davanti a al moltiplicarsi delle crisi e dei conflitti alle porte dell'Europa è necessario fermarsi e riflettere sull'efficacia del sistema dell'Unione nell'accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo. Un'urgenza giustificata dai dati. Circa 278.000 migranti irregolari sono arrivati in Europa nel 2014, il 160% in più rispetto all'anno precedente e quasi il doppio rispetto al 2011, l'anno delle primavere arabe. 

"L'Italia - sottolinea Roberto Zaccaria, presidente del Cir - insieme con gli altri Stati del Sud Europa è sicuramente tra i Paesi maggiormente interessati a promuovere a livello europeo un profondo ripensamento che esca dalla logica perversa per cui il paese che salva una vita in mare, sarà poi il paese che dovrà dare accoglienza a quella persona". 

"C'è ormai - conclude Hein - la consapevolezza che bisogna trovare approcci che partano dal principio di solidarietà con chi è costretto alla fuga. Siamo parte di un'Europa che fa circolare liberamente le merci senza pagare dazi, ma che continua a legare a un paese le persone che hanno bisogno di protezione, senza prendere in minima considerazione la loro volontà e i loro legami. Vogliamo che finalmente sia riconosciuto da tutti gli Stati europei il valore della protezione internazionale rilasciata da ogni Paese membro. Un rifugiato riconosciuto dall'Italia deve essere un rifugiato anche per la Germania: deve avere diritto come ogni cittadino europeo di muoversi liberamente".

di Chiara Nardinocchi

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