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mercoledì 24 agosto 2016

Terremoto in Italia Centrale - Numeri Utili della Protezione Civile

Blog Diritti Umani - Human Rights


Si consiglia di aprire le WIFI nelle zone colpite per aiutare i soccorsi

Avis provinciale di Rieti invita a donare sangue recandosi presso l’ospedale San Camillo de Lellis della città, muniti di documento di indennità e codice fiscale.


martedì 23 agosto 2016

Nigeria - Salva uno studente accusato di blasfemia. Gli bruciano la casa, 8 morti.

Avvenire
Otto persone sono morte ieri nel Nord della Nigeria nell'incendio appiccato da un gruppo di studenti musulmani alla casa di un uomo che aveva cercato di portare in salvo uno studente cristiano accusato di blasfemia. Lo ha reso noto oggi la polizia.


Una chiesa bruciata nel nord della Nigeria
Secondo le prime ricostruzione, lo studente avrebbe fatto commenti offensivi sul profeta Maometto suscitando la rabbia dei suoi compagni di scuola che lo hanno aggredito. Un passante, di fede musulmana, è intervenuto in sua difesa, portandolo in una stazione di poliza, ma gli aggressori hanno appiccato il fuoco alla casa dell'uomo dove c'erano otto persone. "L'uomo che ha salvato lo studente e la moglie non sono tra le vittime", ha detto un portavoce della polizia.

Le autorità hanno imposto il coprifuoco dal tramonto all'alba nella città di Talata Mafara e la scuola è stata chiusa per scongiurare nuove violenze.

Filippine presidente Duterte minaccia di uscire dall’ONU dopo le critiche alle numerose uccisori sommarie di narcotraficanti

ONU Italia
Manila – Il discusso presidente delle Filippine Rodrigo Duterte ha minacciato un’uscita del paese dalle Nazioni Unite in risposta alle critiche dell’ONU sulle esecuzioni sommarie nei blitz della polizia nell’ambito del programma governativo di lotta al narcotraffico. 

Il presidente delle Filippine Rodrigo Duterte
Nel darne notizia l’agenzia Reuters ricorda che giovedì scorso gli esperti dell’Onu per i diritti umani avevano condannato i metodi delle autorità filippine, esortandole a prevenire le uccisioni indiscriminate e le esecuzioni sommarie dei sospetti trafficanti di droga, contro cui non vengono condotte indagini corrette ed esaustive.

Duterte si era difeso sostenendo che le morti non sono legate alle azioni della polizia e esortando le Nazioni Unite a condurre indagini più approfondite su quello che avviene nelle Filippine.

Il presidente ha criticato l’ONU e i suoi membri, compresi gli Stati Uniti, alleato molto vicino nella regione, sottolineando che le Nazioni Unite non svolgono le proprie funzioni e “si preoccupano delle ossa dei criminali”. “Non voglio offendervi. Ma potremmo essere costretti a separarci dalle Nazioni Unite. Perché dovremmo ascoltare questi sciocchi?”, ha detto in un discorso televisivo.

Duterte ha parlato anche della possibilità di creare un’organizzazione internazionale alternativa, in cui saranno invitati la Cina e altri Paesi.

Il presidente filippino Rodrigo Duterte è l’organizzatore di una campagna su larga scala contro i tossicodipendenti, così come i narcotrafficanti e dal suo insediamento alla presidenza 900 persone legate al mondo della droga sono state uccise. In particolare nelle ultime sei settimane i morti sono stati 650.

Un linguaggio diretto quello di Duterte che, insieme alle politiche sbrigative adottate per la lotta al crimine, è uno degli elementi che l’hanno portato al potere.

Germania - Piloti disobbediscono ai rimpatri forzati dei migranti: 600 casi nel 2016

Il Manifesto
Resistenza alla deportazione. Piccola cronaca della disobbedienza civile di chi si oppone al rimpatrio forzato dei migranti. Oltre 600 casi di obiezione fisica e di coscienza inceppano il piano di espulsioni del governo Merkel.

È la «politica della porta aperta» che consente di uscire dall’aereo all’ultimo minuto; il «Ce la facciamo» opposto a Mutti delle associazioni pro-asilo che cominciano a spiegare ai profughi i trucchi per aggirare i rimpatri. La prova che, come sempre, in Germania non tutti sono disposti a obbedire fino in fondo agli ordini delle autorità. A partire dai piloti dell’aviazione.

Sul sito Deutsche Welle (Dw) sono di pubblico dominio le “spigolature” della resistenza alla macchina delle espulsioni guidata dal ministro dell’interno Thomas De Maizière (Cdu). Nel primo semestre 2016, nonostante gli annunci del giro di vite sulle espulsioni (100 mila entro dicembre è la tabella di marcia del governo) i rimpatri di migranti si sono limitati a 35 mila casi certificati e non tutti andati a buon fine.

Di questi spiccano seicento «abbandonati» perché la polizia non è riuscita a completare la procedura, più che sintomatici dell’inceppo etico-legale alle deportazioni.

La situazione tipica è riassunta nella partenza dell’ultimo volo di ritorno per i profughi pronto all’allineamento sulla pista dell’aeroporto di Lipsia-Halle. «Il passeggero viene scortato da due agenti di polizia a bordo dell’aereo. Qualche minuto prima del decollo insieme ad altri rifugiati si rifiuta di partire, quindi inizia a urlare che non vuole allacciare le cinture di sicurezza. Infine spiega ai piloti che non sta viaggiando sotto la propria volontà» riporta Dw puntualmente, e ufficialmente visto che si tratta di un organo di informazione controllato dal governo. A quel punto il comandante comunica all’ufficiale di polizia che si rifiuta di decollare.

Oltre 330 deportazioni nel 2016 sono fallite perché il personale di volo ha preferito seguire le regole sulla libertà del «passeggero» che il foglio di via al migrante espulso della polizia federale. In 160 casi è intervenuto personalmente il comandante a spiegare che «non avrebbe preso a bordo nessuno se non dopo la conferma della volontà dei passeggeri di far ritorno nel “Paese sicuro” di destinazione».

Spicca il nein di 46 piloti della compagnia di bandiera Lufthansa ma anche di 23 di Air Berlin e di 20 in servizio a Germanwings. Per ben 108 volte sono riusciti a far abortire il take-off dell’aereo affittato dal governo accogliendo il rifiuto “last-minute” dei profughi al rimpatrio.

In maggioranza chi resiste è iracheno, siriano, afghano o somalo ma c’è anche chi ha il passaporto di Eritrea, Gambia, Camerun. A loro il sito w2eu fornisce le dritte per opporsi alla deportazione, una serie di «independent information for refugees» fondamentali per orientarsi nella trincea delle espulsioni: «Di solito basta un sonoro “No” quando si viene fatti sedere nell’aereo. Se non funziona, è utile iniziare gridare, buttarsi sul pavimento dell’aereo o praticare altre forme di disobbedienza passiva».

Succede così a Lipsia come a Francoforte, altro hub da cui partono i voli di ritorno dei profughi, e si può fare anche perché sulla polizia “pesa” il caso di un migrante che nel 1999 morì durante la deportazione. Da allora in Germania le forze dell’ordine hanno l’ordine scritto di «rendere il processo trasparente e in linea con i Diritti umani».

Per questo il numero di rimpatri non segue l’«accelerazione delle espulsioni» chiesta dal governo quanto dall’opposizione di Alternative für Deutschland. Come se non bastasse, in 37 dei casi abbandonati dalla polizia la deportazione non è riuscita perché «il Paese di origine ha rifiutato l’ingresso al connazionale» riporta sempre Dw.

Briciole comunque nel mare di respingimenti che non si ferma. Nonostante i relativamente pochi casi eseguiti, i rimpatri aumentano. Da gennaio a giugno in Germania si è registrato il 50% di “partenze” in più rispetto all’intero 2015. Ai confini della Baviera la polizia di frontiera ha bloccato 13.324 migranti contro gli 8.913 di 12 mesi fa.

Linciaggi, in forte aumento in America latina. In Guatemala 40 ogni anno.

L43 Blog
In America latina aumentano i casi di linciaggio non sono cosa nuova, ma son senz'altro in crescita, specie in Messico - cinquantasei casi nel 2015 - e nel Venezuela travolto dalla crisi. Ove, detto per inciso, si sono registrate ben trentasette morti, tra gennaio e aprile 2016. In ogni caso sono il Guatemala (quaranta morti l'anno, in media) e la Bolivia - forte di trenta linciaggi annuali - le Nazioni in cui la piaga è più radicata: nello Stato centramericano l'usanza avrebbe messo radici durante Guerra civile, che ha insanguinato quel Paese tra il 1960 e il 1996.

Secondo gli esperti, le cause dei linchamiento sono simili, nelle diverse Nazioni dell'Area: scarsa fiducia nelle forze dell'ordine, e nella magistratura, l'inefficienza, la corruzione e la debolezza del potere pubblico in certe zone. Raúl Rodríguez Guillén, docente presso l'Universidad autónoma metropolitana (Uam) di Città del Messico, fa riferimento anche all'esasperazione della società innanzi all'impennata della criminalità; aggiunge che però il farsi giustizia da soli finisce per erodere l'Autorità, e ciò a lungo termine è ben più grave rispetto all'aumento della delinquenza. Roberto Briceño León dell'Observatorio venezolano de violencia (Ovv) riferisce che i due terzi della popolazione locale giustificano i linciaggi, e che la pratica - che «ha un effetto catartico nella società» - ha l'aggravante di colpire a volte degli innocenti, basandosi spesso in rumors e malintesi.

lunedì 22 agosto 2016

Re del Marocco Mohammed VI, appello ai 5 milioni di connazionali all'estero: "promuovere l'Islam tollerante bandire l'estremismo"

Blog Diritti umani - Human Rights
Il re del Marocco fatto un appello ai 5 milioni di suoi connazionali che vivono all'estero di promuovere "l'Islam tollerante" e bandire l'estremismo.

Il re del Marocco Mohammed VI

In un discorso alla nazione, Mohammed VI ha invitato marocchini in diaspora di stabilire "un fronte comune per contrastare il fanatismo" degli jihadisti.Considerando che i cittadini europei di origine marocchina sono stati coinvolti negli attacchi. Mohammed VI ha fatto un appello ai cinque milioni di marocchini che vivono all'estero, dopo i recenti attentati in Europa e rivendicato da estremisti musulmani.
Il re del Marocco ha condannato l'uccisione di persone innocenti e definito omicidio imperdonabile l'assassinio del sacerdote nel nord della Francia, nel mese di luglio.

"Gli estremisti stanno sfruttando alcuni giovani musulmani, in particolare in Europa, e sfruttano la loro ignoranza della lingua araba e del vero Islam vengono inoltrati messaggi errarti e false promesse" ha denunciato Mohammed VI.


Fonte: BBC Afrique

Meeting di Rimini. Si parla di corridoi umanitari per i profughi siriani con la Comunità di Sant'Egidio

Zenit
Al Meeting di Rimini Paolo Morozzo Della Rocca, docente di diritto dell’immigrazione alla Luiss, presenta un progetto per offrire una strada sicura e legale per arrivare in Italia

Parte un nuovo progetto della Comunità di Sant’Egidio: grazie alla creazione di un corridoio umanitario con il Libano 300 profughi siriani accolti e inseriti, saranno 1.000 a fine anno. Negli ultimi 7 anni più di diecimila migranti hanno perso la vita nel tentativo di attraversare il Mediterraneo. Più di tremila solo dall’inizio di quest’anno. Barconi e gommoni affondano e si rovesciano con il loro carico di umanità dolente e disperata. Conflitti, fame, persecuzioni religiose hanno fatto fuggire da Siria e Iraq milioni di abitanti. Vivono in campi profughi 1,5 milioni di uomini, donne e bambini in Libano, 2,5 milioni in Turchia e 800mila in Giordania.

Le loro condizioni sono troppo spesso sotto la soglia di sopravvivenza. Sempre senza alcuna certezza o speranza di un futuro possibile. Nascono qui i viaggi disperati verso l’Europa e verso il nostro paese di chi non ha di fronte nessun’altra alternativa all’immigrazione clandestina.

È quanto emerso ieri durante il primo degli incontri del ciclo “I migranti, la sfida dell’inclusione”, durante il quale il giornalista Giorgio Paolucci ha condotto un incontro/dialogo con Paolo Morozzo Della Rocca, membro della Comunità di Sant’Egidio e docente di diritto dell’immigrazione alla Luiss di Roma.

Il primo obiettivo del nostro progetto è stato offrire una strada per arrivare in Italia in modo sicuro e legale, grazie ai visti umanitari e a successivi permessi di soggiorno e lavoro. Il corridoio umanitario è lo strumento che ci consente di farlo. Chi arriva trova una rete sociale, una comunità che vuole accogliere. Trovano scuola d’Italiano, rapporti con gli altri. È vera integrazione e inclusione sociale”, ha spiegato Morozzo Della Rocca.

Una buona accoglienza è l’unica risposta concreta al fenomeno migrazione. Includere significa abbassare il timore sociale verso lo straniero. Con i corridoi umanitari si tutela la vita dei migranti e nello stesso tempo la sicurezza della nostra società – ha proseguito Morozzo Della Rocca – Certo i nostri numeri non rappresentano una risposta quantitativamente in grado di risolvere il problema.
Però sono la dimostrazione di come ci si possa organizzare dal basso per rispondere a questo dramma. Accogliamo e inseriamo senza chiedere aiuto alle Istituzioni. È la provocazione di un gesto che dimostra come accogliere e includere sia giusto e possibile. Il nostro progetto ha subito interessato Conferenza Episcopale e istituzioni in Polonia ed è osservato con attenzione in Francia. È un modello replicabile e moltiplicabile. Ci auguriamo possa essere seguito anche da UE e stati nazionali
”.