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venerdì 9 dicembre 2016

Israele: "Donne per la pace" - 4 mila: cristiane, ebree e musulmane marciano per la pace.

Blog Diritti Umani - Human Rights
Nel 2014 in Israele è nato il movimento delle “donne per la pace”, Women Wage Peace, che nell’ottobre 2016 ha raccolto in una marcia per la pace dal nord di Israele a Gerusalemme circa 4mila donne coraggiose di diverse religioni.


In quell’occasione si è creata un alleanza fra cantanti folk sia israeliane sia palestinesi che hanno composto e cantato la Preghiera delle Madri e ne hanno fatto un video.
Le riprese sono state fatte nel deserto che si trova a nord del Mar Morto, richiamando il lungo cammino biblico degli ebrei nel deserto per passare dalla schiavitù egiziana alla libertà.
Della marcia delle madri ha parlato anche l’Osservatore Romano:
«È molto di più di un flash mob, spiegano le attiviste di Women Wage Peace, un movimento senza leader organizzato grazie al passaparola che corre sui social network. Lo dimostrano i numeri – ha scritto il quotidiano della Santa Sede – : migliaia di donne ebree, musulmane e cristiane hanno camminato insieme in Israele per la pace durante l’ultima iniziativa dell’ottobre scorso, una marcia verso Gerusalemme lunga duecento chilometri.




Accanto a loro c’era anche Leymah Gbowee, Nobel per la pace nel 2011 per la promozione della riconciliazione nel suo paese, la Liberia, alla fine della guerra civile del 2003.
Le manifestazioni per chiedere dialogo e concrete soluzioni per porre fine ai conflitti sono iniziate dopo lo stallo delle trattative del 2014: «Non ci fermeremo – si legge nel sito dell’organizzazione – finché non sarà raggiunto un accordo politico che porterà a noi, ai nostri figli, ai nostri nipoti un futuro sicuro».

Fonte: Avvenire.it

Yemen: UN accusa il mondo di ignorare la crisi. Grave malnutrizione per molti bambini.

Blog Diritti Umani - Human Rights
La tragica situazione della guerra civile in Yemen, sta causando tanti morti tra i civili. La situazione attuale vede la popolazione in una grave mancanza di cibo e assistenza sanitaria che hanno colpito molti i bambini riducendoli in condizioni di grave malnutrizione e con molti decessi.



Uno dei tanti bambini malnutriti colpiti dalla grave crisi umanitaria nelle Yemen
La guerra dimenticata nelle Yemen trova finalmente visibilità in un reportage della BBC che riporta l'appello dell'ONU sulla gravissima condizione di questo paese. 
Le immagini sono sconvolgenti ed è doveroso pubblicarle.

A questo link l'articolo delle BBC con latro foto e video: 
Yemen conflict: UN official accuses world of ignoring crisis

Incendio nel "Ghetto dei Bulgari" a Foggia, un immigrato di 20 anni è morto, si temono altre vittime

Ansa
Un ragazzo di 20 anni è morto carbonizzato in un violento incendio che si è sviluppato nella notte, forse a causa di una stufetta mal funzionante, all'interno del cosiddetto 'Ghetto dei Bulgari', l'insediamento di baracche che si trova in località 'Pescia', nel territorio di Foggia, Borgo Mezzanone e Tressanti, a una ventina di chilometri da Foggia. Si teme ci possano essere altre vittime.


E' questo il secondo incendio in pochi giorni che avviene nei ghetti che nel foggiano ospitano i migranti. Il precedente è avvenuto pochi giorni fa nel 'Gran Ghetto' nelle campagne tra San Severo e Rignano: le fiamme in quella occasione hanno distrutto un centinaio di baracche del villaggio che ospita diversi braccianti africani. Un uomo rimase un contuso e un altro intossicato. 

Anche in quel caso a causare il rogo è stato il malfunzionamento di una stufa. L'allarme è scattato questa notte intorno alle due e sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco con autobotti. I pompieri hanno dovuto lavorare diverse ore per spegnere l'incendio che ha distrutto circa l'80% delle baracche. Sul posto anche i carabinieri del Comando provinciale di Foggia. Al momento non è possibile capire con certezza quali siano state le cause dell'incendio. Le fiamme si sono propagate con molta facilità a quasi tutte le capanne del ghetto realizzate con cartone, legno e altro materiale di fortuna.

giovedì 8 dicembre 2016

“L’esercito siriano ha sospeso l’offensiva su Aleppo per consentire a 8.000 civili di lasciare la città”

La StampaL’annuncio del ministro degli Esteri russo Lavrov: «Otto mila persone in cammino».
Le truppe di Damasco hanno sospeso l’offensiva ad Aleppo est per permettere a una colonna di 8.000 civili di lasciare la città siriana: lo ha detto il ministro degli Esteri Serghiei Lavrov a margine della riunione del Consiglio dei ministri degli Esteri dell’Osce ad Amburgo. Lo riportano le agenzie russe.


«Oggi - ha dichiarato Lavrov, citato dalla Tass - le ostilità attive dell’esercito siriano ad Aleppo est sono sospese perché si sta effettuando un’operazione, la più grande finora, per evacuare i civili che lo desiderano. La colonna - ha aggiunto il ministro russo - è di quasi 8.000 persone, è un’operazione colossale, e il percorso è lungo 5 chilometri».

Libano: Spose-bambine, difficile cambiare la legge del 1940. Assoluzione se lo stupratore sposa la minore

Blog Diritti Umani - Human Rights
Il Paese delle spose bambine non è solo la Turchia del "Sultano" Erdogan. Anche nel vicino Libano, che per legge  si sta discutendo sulla misura che salva uno stupratore dal carcere se accetta di sposare la sua vittima, anche se minorenne. Anzi, mentre in Turchia le donne sono riuscite a bloccare il parlamento, in Libano si fa fatica a cancellare la legge già in vigore dal 1940. 


Secondo quel provvedimento, uno stupratore può essere condannato fino a 7 anni di carcere - che aumentano se la vittima ha problemi di natura fisica o mentale - ma il procedimento viene sospeso se il condannato sposa la vittima. Il parlamento, finalmente tornato operativo con l'elezione di Michel Aoun a presidente della Repubblica dopo un vuoto di oltre due anni, sta discutendo se eliminare l'articolo 522 della legge, quello appunto della scappatoia matrimoniale.

Lo stupro è un crimine molto diffuso in Libano, che ha fatto registrare un'impennata con l'enorme afflusso di profughi dalla Siria. In un report di Amnesty International si legge che nelle città e nei villaggi le donne siriane sono costrette a subire violenza sessuale "da chi affitta loro posti dove dormire, dai datori di lavoro e anche dalla polizia".

Ma non sono solo le donne costrette alla povertà, lontane dal loro Paese senza più una casa e dei diritti, a subire violenza di genere. Nel luglio scorso lo stupro di una sedicenne da parte di tre suoi amici a Dahr al- Ain, città del Libano del Nord, è diventato un caso. Mentre gli attivisti e alcuni politici chiedevano una "punizione esemplare" per i tre ragazzi, la reazione fra i cittadini era di indifferenza, spalleggiati anche dai giornali che, riportando il nome della vittima e la sua condizione di orfana di madre, avevano sottoposto lei e la famiglia alla gogna pubblica.

È questa la cornice che spiega perché il Libano non riesca a cancellare l'infamia dell'articolo 522 e a non pensare a una legge che punisca gli stupri all'interno del matrimonio, altro crimine molto comune. La mediazione che si ipotizza è quella di lasciare ai familiari della donna abusata la possibilità di chiedere un matrimonio: "La donna diventerebbe una vittima quotidiana, costretta a condividere casa con chi l'ha violata, sarebbe come essere violentata ogni giorno" ha detto Ghida Anani, leader dell'ong Abaad, che lotta contro gli stupri e la pratica delle spose bambine.

Fonte: Il Dubbio

Venezuela: 12 giovani desaparecidos trovati in una fossa comune. Sdegno della Chiesa. “Rispettare diritti umani”

SIR
Lo scorso 29 novembre i corpi di 12 giovani sono stati ritrovati in una fossa comune, dopo che il 15 ottobre in venti erano stati catturati dalla milizia chiamata Forza armata nazionale bolivariana nell’ambito delle cosiddette “Operazioni per la liberazione del popolo” (Olp).



La Commissione Giustizia e pace della Conferenza episcopale venezuelana esprime in una nota emessa ieri “profondo dolore” per quanto accaduto nella regione di Barlovento, stato di Miranda.  

In seguito a questi fatti sono stati arretati 11 componenti della milizia, nata per scelta del governo di Maduro per “garantire” la sicurezza nel Paese. Prosegue la nota, firmata da mons. Roberto Lückert León, presidente della Commissione Giustizia e pace: “Condanniamo la modalità in cui si svolgono le operazioni di liberazione del popolo nel Paese”.

In tale situazione “le autorità statali non hanno compiuto il proprio dovere di prevenire le violazioni ai diritti umani e di rispettare tali diritti”. Il documento prosegue condannando le ripetute violazioni del diritto alla vita, all’integrità personale e alla libertà accadute in simili operazioni in tutto il Paese e denunciano “l’atteggiamento superbo e sordo delle autorità dello Stato, che si rifiutano di accettare la giurisprudenza internazionale” sul rispetto dei diritti umani. Da qui la richiesta della Chiesa venezuelana alle autorità perché “vengano garantiti a tutti i cittadini i diritti fondamentali, vengano ripudiate le sparizioni forzate” e la riparazione per i familiari delle vittime.

mercoledì 7 dicembre 2016

USA - Record esecuzioni in Georgia. Ucciso William Sallie è l'esecuzione n°9 del 2016

Blog Diritti Umani - Human Rights
William Sallie è stato eseguito nello stato della Georgia, con la sua uccisione ha realizzato il record tra tutti gli stati degli USA superando anche lo stato del Texas.

William Sallie
William Sallie di 50 anni, è morto per iniezione letale a 22:05 Martedì 6 dicembre.
La sua esecuzione era stata fissata per 19:00 ma è stata ritardata di qualche ora per attendere il verdetto Corte Suprema degli Stati Uniti sull'ultimo ricorso presentato da Sallie.

Nella sua dichiarazione finale, Sallie si è scusato per il suo crimine e chiesto perdono. Ha accettato di fare una preghiera finale prima che gli fosse somministrata la dose letale di "farmaci".

Sallie è stato condannato a morte per l'omicidio compiuto 26 anni fa nel marzo 1990.

Sallie è il detenuto n°68 eseguito in Georgia da quando la Corte Suprema degli Stati Uniti ha ripristinato la pena di morte nel 1976. E' il 46esimo detenuto messo a morte per iniezione letale. Ci sono attualmente 58 uomini nel braccio della morte in Georgia.

Quest'anno con 9 esecuzioni la Georgia ha quasi raddoppiato i suoi record. La pena di morte è stata eseguita lo scorso anno cinque volte.


ES

Fonte: Loganville Patch