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domenica 21 ottobre 2018

Attacco razzista a Brindisi. 2 migranti feriti con la mazza da baseball da una ronda. Ma non fa più notizia!

Repubblica - Bari
Le due vittime hanno denunciato l'accaduto che è stato subito rilanciato dal 'Forum provinciale per cambiare l’ordine delle cose': un terzo migrante sarebbe riuscito a scappare grazie all'intervento di un passante.

Brindisi - Due migranti sono stati feriti a Brindisi con le mazze da baseball da una ronda razzista, mentre una terza aggressione sarebbe fallita per l'intervento di un passante. Lo denuncia il "Forum provinciale per cambiare l’ordine delle cose" in un comunicato diffuso questa sera, condannando i gravi episodi.

L'aggressione è avvenuta nella notte ed è stata denunciata dalle due vittime che hanno chiamato le forze dell'ordine dopo l'aggressione di chiaro stampo razzista.
"l Forum provinciale di Brindisi per cambiare l’ordine delle cose esprime la sua piena solidarietà a Elija, segretario della comunità cittadina del Ghana, stimato lavoratore e residente a Brindisi da molti anni, e a un ragazzo del Senegal, residente attualmente nel dormitorio, per la brutale aggressione subita venerdì sera. Il primo mentre tornava a casa dal lavoro, il secondo mentre stava per raggiungere la Caritas", si legge nel comunicato.

Una terza aggressione ai danni di un giovane migrante sarebbe stata evitata in tarda serata sempre ieri venerdì 19 ottobre "grazie al senso civico di un brindisino che ha urlato al commando razzista che avrebbe chiamato la polizia. E non si sa ancora se la ronda anti-migranti abbia colpito anche altri", denuncia ancora il Forum.

"Il Forum censura ogni forma di violenza e il clima razzista che si è creato in città. Abbiamo piena fiducia nelle forze dell’ordine e nella magistratura affinché siano individuati i colpevoli di questa violenza. Noi non vogliamo che razzismo e xenofobia crescano nelle società e nelle democrazie europee. Per questo vogliamo lavorare tutti insieme per far crescere e condividere diritti e opportunità per la costruzione quotidiana di una società sempre più aperta e solidale", conclude il comunicato con la notizia delle aggressioni.

Paola Russo

La testimonianza di Nour arrivata a Lampedusa il 13 ottobre: "Cosa succede di notte alle donne nelle celle di un campo di detenzione in Libia"

SIR
La testimonianza di Nour, una ragazza è arrivata a Lampedusa il 13 ottobre. Sull'isola i migranti continuano a sbarcare in piccoli gruppi e con barchette di legno, per lo più tunisini. Il lavoro degli operatori di Mediterranean Hope.
"Nour ha disegnato su un foglio di carta le celle e le quattro porte blindate. Celle separate per uomini e donne. E ha raccontato di come ogni sera le donne venivano prese e portate nella cella dopo la terza porta blindata. Quattro uomini ogni donna. Quattro miliziani libici per ogni prigioniera somala, o eritrea. E ogni sera venivano violentate e stuprate ripetutamente. Da quattro sconosciuti. Ogni sera. Per più di un anno. E quando una di loro rimaneva incinta veniva portata nello stesso posto e presa a calci. Fino all'aborto e oltre. Fino a quando il feto non veniva fuori dal corpo della donna".
Il disegno di Nour che descrive le condizioni di detenzione per le donne in Libia
Questa è una delle terribili testimonianze raccolte dagli operatori di Mediterranean Hope, programma per rifugiati e migranti della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, che vivono a Lampedusa e mantengono attivo un Osservatorio che svolge un lavoro di primissima accoglienza e mediazione con i migranti.

Frammenti di vita e di orrore riportati da Nev-notizie evangeliche. La testimonianza di Nour è stata raccolta nei giorni scorsi; la ragazza è arrivata a Lampedusa con lo sbarco del 13 ottobre. Sull'isola i migranti continuano ad arrivare in piccoli gruppi e con barchette di legno, per lo più tunisini. Mentre il viaggio dalla Libia sembra aver preso nuove modalità, con molti trasbordi tra barche piccole e più grandi fino all'arrivo in acque internazionali, come racconta Imad, anche lui arrivato il 13 ottobre: "2700 dollari per il viaggio dall'Egitto a Lampedusa, comprensivo di viaggi in camion e in barca. La detenzione prima in una casa e poi in una sorta di campo profughi".

Le violenze e la fame
E poi il viaggio, affrontato con altre 33 persone, provenienti da Libano, Egitto, Somalia, Eritrea, su una barca piccola che li ha caricati su una nave e scaricati a 5 ore dalle coste di Lampedusa per permettergli di raggiungere autonomamente la costa. Le persone più scure venivano fatte stare nella stiva mentre egiziani e libici potevano restare sul ponte. I migranti nell'hotspot dell'isola spesso riescono ad arrivare in paese e Mediterranean Hope mette a loro disposizione un Internet point per contattare i familiari e rassicurarli comunicando il proprio arrivo.

Abdi, invece, è partito dall'Eritrea, ha attraversato l'Etiopia e poi passando dal Sud Sudan è arrivato in Libia dove ha passato un anno e sette mesi in un luogo chiuso e angusto, venendo picchiato tutti i giorni dai 'Gangsterman', fino a quando gli hanno fatto chiamare la madre, in Eritrea, chiedendole 11 mila dollari per il riscatto. Solo dopo aver pagato è stato imbarcato ed è arrivato a Lampedusa. 

Zakaria viene da Asmara ed è arrivato in Libia attraverso il Sudan. Lì è rimasto per due anni in prigione, venendo spostato di città in città, fino all'imbarco, al viaggio e allo sbarco a Lampedusa. Marta Bernardini, che coordina il programma MH sull'isola afferma che "queste storie, piene di brutalità e violazioni dei diritti degli esseri umani dimostrano una volta di più che si deve lavorare per creare dei passaggi sicuri per chi fugge da guerre e povertà, che i corridoi umanitari sono una soluzione possibile per contrastare il cinismo dei trafficanti, della politica che ha chiuso ogni via legale di accesso in Italia e in Europa, e l'egoismo di chi invoca frontiere chiuse e blocchi navali".

Giuseppe Marinaro

Sangue sul voto in Afghanistan, 50 morti e oltre cento feriti

Corriere della Sera
Nella capitale Kabul un attacco kamikaze al seggio ha fatto 15 morti. Alle urne 8,8 milioni di afghani per eleggere il nuovo Parlamento. Sono complessivamente quasi 50 i morti e oltre cento i feriti nel bilancio parziale di diversi attentati che hanno insanguinato le elezioni in Afghanistan. 


È salito a 15 il numero dei morti in un attacco suicida a un seggio elettorale di Kabul. Sessanta i feriti, secondo il portavoce del ministero dell'Interno. Emergency riferisce invece di esplosioni e attentati ai seggi che hanno causato decine di feriti in tutta la città. Quarantotto sono arrivati in mattinata all'ospedale di Emergency a Kabul: 14 sono stati trattati in pronto soccorso, 33 sono stati ricoverati, uno è arrivato morto, un bambino di 10 anni.

"Kabul vive l'ennesima giornata di violenza, ma questa non è più una notizia. Nel corso dei primi 7 mesi del 2018 abbiamo registrato il 17% di feriti in più rispetto allo stesso periodo del 2017. Ma i feriti stanno arrivando anche dalle province vicine. Adesso ne stiamo aspettando 8 dal nostro Posto di pronto soccorso di Tagab", dice Dejan Panic, coordinatore del Programma di Emergency in Afghanistan. "L'ospedale è pieno, abbiamo dovuto riferire ad altri ospedali i pazienti arrivati oggi con fratture chiuse e aggiungere dei letti perché anche ieri erano arrivati 22 feriti".

I talebani hanno preso di mira i seggi elettorali con colpi di mortaio a Nangarhar, Kudduz, Ghor, Kunar e altre provincie. Funzionari della provincia orientale di Nangarhar hanno affermato che nelle violenze sono state uccise almeno 20 persone. Decine i feriti. Nella provincia settentrionale di Kunduz, in seguito all'attacco dei talebani, sono stati uccise almeno cinque persone. Sono state segnalate violenze infine a Badakhshan, Balkh e in qualche altra provincia, ma non sono stati riportati dettagli confermati su eventuali vittime.

La Commissione elettorale indipendente afferma che 8,8 milioni di afghani sono registrati al voto. Wasima Badghisy, membro della commissione, ha definito gli elettori "molto, molto coraggiosi" e afferma che già un'affluenza di 5 milioni sarebbe un successo. Alla vigilia delle elezioni due candidati sono stati uccisi mentre il voto a Kandahar è stato rimandato di una settimana dopo che una guardia ha ucciso il potente capo della polizia provinciale. Il portavoce della commissione, Aziz Ismaili, dice che non saranno pubblicati risultati prima di metà novembre e che i risultati finali non saranno disponibili prima di dicembre.

Le elezioni sono viste come un indicatore importante in vista delle presidenziali del prossimo aprile e sono un passaggio cruciale a poche settimane dal summit Onu che si terrà a Ginevra a novembre dove verrà chiesto a Kabul di mostrare i progressi fatti nel processo democratico. L'apertura dei seggi è stata posticipata per permettere a tutti di votare. I candidati sono oltre 2.565 di cui 2.148 uomini e 417 donne. Si vota per 102 seggi nella Camera alta, la Mesherano Jirga e per 250 nella Camera bassa, la Wolesi Jirga.

sabato 20 ottobre 2018

Intervista a Liliana Segre: "I bambini di Lodi ne risentiranno per tutta la vita. Come fanno i "grandi" a tornare a casa dai loro figli?

HuffPost
Nell'anniversario della deportazione nazista degli ebrei dal ghetto di Roma, la senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta alla Shoah, ai microfoni di Circo Massim, su Radio Capital, commenta i fatti di Lodi e l'esclusione dei bimbi dalla mensa scolastica: 

“I bambini che si vedono scartati ne risentono tutta la vita. Ma quelli che li mettono da parte perché manca un timbro, poi come vanno a casa dai loro figli? Vanno curate le menti e i cuori". E annuncia: "Presenterò un disegno di legge contro l'odio perché le parole dell'odio, che oggi viaggiano più di quelle dell'amore, sono quelle che fanno sì che un bambino non possa mangiare con gli altri”
 Il video dell'intervista a Liliana Segre >>>



La carovana di migliaia di migranti diretta negli USA partita dall'Honduras, sfonda il confine ed entra in Messico

Rai News 24
Migliaia di migranti dell'Honduras, di El Salvador e del Guatemala, componenti la carovana che marcia verso gli Usa, hanno sfondato, proveniendo dal Guatemala, i cancelli e le reti di protezione della frontiera del Messico. 


Sono entrati nel territorio messicano e stanno avanzando verso gli Stati Uniti. Questo secondo quanto riportato dalla rete MilenioTelevisión. Secondo l'emittente via cavo, si tratta di migranti principalmente honduregni accompagnati da cittadini di El Salvador e del Guatemala. 

Fanno tutti parte della carovana partita una settimana fa (sabato scorso) dalla città di San Pedro Sula, in Honduras. Le barriere poste a protezione della frontiera sono state rapidamente rovesciate e la folla di migliaia di donne, bambini e intere famiglie si è diretta verso il paese vicino. 

Anche il Governatore messicano dello Stato del Chiapas, Manuel Velasco, ha confermato l'ingresso di migliaia di persone al punto di transito di Tecùn Umàn. Velasco ha detto: "Ribadiamo che al momento la nostra principale preoccupazione è la protezione dei diritti umani dei migranti". 

Un portavoce ha parlato ai componenti della carovana raccomandando "calma ed ordine". Un certo numero di migranti ha deciso di staccarsi dal grosso della carovana e di entrare in Messico attraversando il fiume Suchiate. 

Il coordinatore della carovana, Bartolo Fuentes, è stato nel frattempo espulso dal territorio guatemalteco ed è arrivato all'aeroporto di Tegucigalpa, capitale dell'Honduras. Fuentes, ex deputato del partito Libertad y Refundación (Libre), era stato fermato martedì dalle autorità migratorie del Guatemala, dopo aver attraversato la frontiera con l'Honduras assieme ad un gruppo di persone che si era unito alla carovana.

Tiziana Di Giovannandrea

In attesa della pena di morte in Florida chiede la cittadinanza italiana. Condannato nel 1976. Nonni siciliani. Il Comune: 'E' uno di noi'

Ansa
Un italo-americano da oltre 40 anni nel braccio della morte in Florida chiede la cittadinanza italiana. E' l'ultima speranza per Henry Sireci, condannato nel 1976 per l'assassino di Howard Poteet, un venditore di auto usate, delitto che lui nega di aver commesso. 

Henry Sireci
I nonni di Sireci sono entrambi nati a Caccamo, un piccolo comune nell'area metropolitana di Palermo, e il nonno è diventato cittadino Usa dopo la nascita del padre di Henry. Gli avvocati del condannato hanno inviato a suo nome una richiesta di cittadinanza. Hanno anche chiesto l'assistenza consolare "per impedire l'esecuzione di un innocente".

Il Comune siciliano ha fatto sponda: "E' un concittadino", ha detto il sindaco Nicasio di Cola dicendosi pronto a premere sulla Farnesina. Il caso Sireci due anni fa divise la Corte Suprema. Il giudice Stephen Breyer, dissentendo dai colleghi che avevano rifiutato il riesame, aveva preso spunto dai 40 anni passati da Henry nel braccio della morte per chiedere un ripensamento sull'intero sistema della pena capitale.

venerdì 19 ottobre 2018

Mediterraneo - Migranti, allarme diritti umani: "Uno su due riportato nel "porto sicuro" in Libia"

La Repubblica
Nel 2018 la guardia costiera di Tripoli ha riportato nei centri di detenzione 14.500 persone, più di quelli approdati in Italia. Tunisia e Turchia le rotte alternative.



Non era mai successo prima. Per la prima volta, nel 2018, il numero dei migranti riportati in Libia ha superato quelli che sono riusciti ad approdare in Italia. 

Secondo i dati forniti dalla Guardia costiera di Tripoli le persone intercettate dalle motovedette libiche dall'inizio dell'anno sono state 14.500 mentre solo 12.543 sono quelle che, sulla rotta libica, sono sbarcate in Italia, poco più della metà del numero complessivo.

Il trend degli ultimi mesi ha ormai definitivamente sancito che le rotte più battute dai migranti per sbarcare sulle nostre coste indisturbati sono quella dalla Tunisia verso Lampedusa e le coste dell'Agrigentino e quella delle barche a vela dalla Turchia fino al Salento, alla Calabria, alla Sicilia orientale.

Il dato, che certamente soddisfa il ministro dell'Interno Salvini, viene fornito dall'Unhcr che invece lo analizza con grande preoccupazione. "E' un punto di svolta - commenta Carlotta Sami, portavoce Unhcr - riportati in Libia, paese di transito non sicuro. Se c'è un'emergenza è quella lì e nel Mediterraneo con i suoi morti". Morti che, secondo le ultime cifre diffuse dall'Oim, l'Agenzia delle Nazioni unite per la migrazione, sono saliti a 1839, pari a una media settimanale di 45 vittime.

L'Oim ha inoltre riferito che un totale di 88.736 migranti e rifugiati sono entrati in Europa via mare dall'inizio del 2018, di cui 40.598 in Spagna, diventata la principale destinazione dei flussi. Nei giorni scorsi era stato lo stesso ministro degli Esteri Moavero a definire la Libia un porto non sicuro. E dunque i respingimenti di un numero così alto di migranti che finiscono per essere nuovamente reclusi nei centri di detenzione dove le condizioni di vita sono disastrose e dove finiscono per pagare nuovamente i trafficanti per riprovare la traversata verso l'Europa preoccupano molto le Agenzie dell'Onu. Alle quali, ormai da mesi, è sempre più difficile accedere nelle carceri e liberare le persone aventi diritto allo status di rifugiati in condizione di particolare vulnerabilità, le stesse che fino a qualche mese fa venivano evacuate in Niger in attesa dei corridoi umanitari che le avrebbero portate in Europa in modo legale.

E in vista del Consiglio europeo con all'ordine del giorno proprio la questione migranti, Unhce e Oim lanciano un appello congiunto ai leader affinchè adottino misure urgenti per far fronte alla situazione delle morti nel mar Mediterraneo che quest'anno hanno raggiunto un tasso record. “L’attuale tenore del dibattito politico, che ci dipinge un’Europa sotto assedio, non è solo inutile, ma completamente estraneo alla realtà - ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati - Nonostante un calo degli arrivi, i tassi di mortalità sono in aumento. Non possiamo dimenticare che stiamo parlando di vite umane. Va bene il dibattito, ma i rifugiati e migranti non devono diventare il capro espiatorio per fini politici”.