Pagine

mercoledì 28 settembre 2016

Arabia Saudita - Pena di morte - Eseguito un cittadino dell'Etiopia. E' l'esecuzione n°124 del 2016

Blog Diritti Umani - Human Rights
Un etiope è stato eseguito Lunedi in Arabia Saudita dopo essere stato condannato per aver ucciso una ragazza saudita, lo ha annunciato il Ministero degli Interni saudita.
Questa è l'esecuzione n°124 dall'inizio dell'anno, secondo un conteggio compilato da fonti ufficiali.

L'organizzazione dei diritti umani Amnesty International è allarmato per diversi mesi il crescente numero di esecuzioni. Ha chiesto Riyadh "di imporre una moratoria sulle esecuzioni e abolire la pena di morte una volta per tutte."

Il 2 gennaio, 47 persone sono state eseguite in un solo giorno per "terrorismo", tra cui il religioso dissidente e sciita Nimr al-Nimr, la cui uccisione ha scatenato una crisi con l'Iran.

Nel 2015, 153 persone sono state messe a morte in Arabia Saudita, il numero più alto da 20 anni, secondo un conteggio dell'agenzia AFP.

Le autorità invocano la deterrenza della pena di morte applicata in casi di terrorismo, omicidio, stupro, rapina a mano armata e traffico di droga.

L'Arabia Saudita è il terzo paese per numero di esecuzioni dopo Iran e Pakistan, secondo una graduatoria di Amnesty che non include la Cina, il cui numero di esecuzioni non sono rese pubbliche.

Papa Francesco: Aleppo città martoriata. Responsabili dovranno dare conto davanti a Dio

ANSA
Il Papa ha ricordato Aleppo, in Siria:
"città dove muoiono bambini, anziani ammalati, giovani vecchi, tutti, rinnovo - ha detto nel corso dell'udienza generale - a tutti l'appello a impegnarsi con tutte le forze nella protezione dei civili, quale obbligo imperativo e urgente e appello alla coscienza dei responsabili dei bombardamenti che dovranno dare conto davanti a Dio".

Migranti - Egitto: bilancio morti naufragio del 21 settembre sale a 204, molti bambini.

Ansa Med
Agenzia stampa Mena, recuperati 33 nuovi corpi, tra cui quello di bimbo 4 anni
Il Cairo - Il bilancio dei morti del naufragio di un barcone di migranti avvenuto mercoledì scorso davanti alle coste settentrionali dell'Egitto "è salito a 204", dopo il recupero oggi di "33 nuovi corpi". 


Folla di parenti aspettano il ritorno delle barche dei pescatori
con le vittime del naufragio nel porto di Metoubas - Egitto
Lo ha reso noto - scrive l'agenzia Mena - il sindaco della città di Metoubas, Ali Abdel Sattar, aggiungendo che "tra i cadaveri, sei dei quali sono stati identificati, c'è anche un bambino di 4 anni".

Il sito Facebook dei servizi marittimi del petrolio ha annunciato che si è riusciti a recuperare il battello naufragato nel Mediterraneo che si trovava a 12 metri di profondità e ha postato un video delle operazioni.


Link collegato: 

Egitto - Barcone affonda con 600 migranti: 42 salme, centinaia di dispersi. Si teme l'ecatombe.

Amnesty in Ungheria 'trattamento orribile' dei migranti. Grave degrado di centinaia al confine con Serbia/Croazia

Ansa Med
Berlino - "Centinaia" di profughi si trovano "in condizioni di degrado lungo il confine" meridionale ungherese "o nei centri sovraffollati della Serbia": lo denuncia Amnesty International in un comunicato in cui sottolinea un "orribile trattamento" riservato ai richiedenti asilo da parte del governo di Budapest.


La situazione, denuncia l'organizzazione per la difesa dei diritti umani, e' creata sia dal vasto reticolato eretto nel settembre scorso dall'Ungheria alla frontiera con la Serbia e poi esteso a quella con la Croazia, sia da "una legge che prevede un esame sommario delle domande d'asilo". 

In due varchi di confine sono state aperte cosiddette 'zone di transito', ricorda Amnesty riferendosi a container metallici in cui vengono esaminate le domande d'asilo e trattenuti coloro che vengono accettati. Ogni giorno nelle 'zone di transito' vengono ammesse solo 30 persone. Al momento di una visita di Amnesty International "oltre 600 persone si trovavano in campi improvvisati, in molti casi da mesi".

martedì 27 settembre 2016

Siria, bambini cristiani e musulmani di Aleppo il 6 ottobre in preghiera per la pace, vogliono scuotere i potenti

Adnkronos
Insieme in centinaia, bambini cristiani e musulmani di Aleppo, uniti in preghiera per chiedere che nella loro città e in tutta la Siria si fermi la spirale di guerra, di morte e di violenza. E' l'iniziativa che si terrà il prossimo 6 ottobre, organizzata dai padri Francescani e annunciata all'Agenzia religiosa Fides dall'arcivescovo Boutros Marayati.


L'evento coinvolgerà in modo particolare gli alunni delle scuole di Aleppo, che firmeranno un appello per chiedere ai potenti del mondo di porre fine alle stragi e in modo particolare alle crudeltà che colpiscono i bambini.

''La scorsa settimana - riferisce l'arcivescovo armeno cattolico - i rappresentanti del governo siriano e dell'esercito hanno convocato una riunione per spiegare che avrebbero diffuso un appello alla popolazione civile sotto il controllo dei ribelli, per avvertire che sarebbero stati lasciati aperti i varchi per permettere alla gente di lasciare quei quartieri e recarsi in zone sicure, senza timore di subire rappresaglie. Ma - osserva Marayati - non vi è stata un'evacuazione di massa: forse, molti non sono potuti uscire''.

Save the Children - Nella zona orientale di Aleppo, circa la metà delle vittime che i partner umanitari di Save the Children stanno estraendo dalle macerie o curando negli ospedali, in seguito ai bombardamenti degli ultimi giorni, sono bambini. Lo denuncia Save the Children riferendo che gli addetti al trasporto su ambulanza dell’Ong siriana Shafaq, sua partner, affermano che più del 50% delle vittime recuperate nelle ultime 48 ore sono bambini, così come sono minori il 43% dei feriti curati nella giornata di sabato in un ospedale della zona.

I medici stanno lavorando giorno e notte per salvare quante più vite umane possibili, tuttavia tanti bambini continuano a morire sui pavimenti degli ospedali a causa della mancanza di medicinali di base, antibiotici, anestetici e attrezzature, come i respiratori. I casi più gravi necessitano del trasferimento immediato fuori dalla zona orientale di Aleppo, ma questo non è possibile perché tutte le strade sono bloccate.

All’indomani della riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla drammatica situazione ad Aleppo, le informazioni che Save the Children continua a ricevere dai propri partner impegnati sul terreno dipingono un quadro di violenza inimmaginabile e insopportabile per i bambini e per le loro famiglie.

Abu Rajab, un medico che opera in un ospedale da campo nella città assediata, racconta che dei 67 pazienti trasportati sabato in ospedale ben 29 erano bambini. Cinque di loro non ce l’hanno fatta perché i respiratori a disposizione non erano sufficienti. Ieri, altre 17 persone sono state trasferite d’urgenza in ospedale.

“Gli ospedali da campo in cui lavoriamo sono al limite del collasso e continuiamo a ricevere un gran numero di feriti, tra cui soprattutto donne e bambini. I pazienti sono stesi sul pavimento e non abbiamo respiratori per chi ha urgente bisogno di ossigeno. Spesso siamo costretti a prendere il respiratore da un paziente nel tentativo disperato di salvarne un altro. Ci mancano medicine e attrezzature e il nostro personale medico è ormai esausto: stiamo lavorando oltre ogni capacità umana, 24 ore al giorno, senza tregua", racconta Abu Rajab.

“Abbiamo bisogno di aiuto immediato, vogliamo che il nostro appello giunga a ogni essere umano sulla terra. Al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, chiediamo di fermare urgentemente gli attacchi aerei su Aleppo che stanno causando tutto questo”, prosegue il medico.

Secondo le stime delle agenzie umanitarie, a giugno, quando è stato imposto per la prima volta l’assedio ad Aleppo orientale, almeno 100.000 bambini risultavano intrappolati in quell’area della città.

“Stiamo assistendo a un’atrocità spaventosa, che continua a essere perpetrata davanti ai nostri occhi contro i bambini e le bambine di Aleppo. L’incapacità di assicurare loro e a tutti i bambini siriani la protezione di cui hanno bisogno rappresenta un’onta che perseguiterà la comunità internazionale per i decenni a venire", afferma Sonia Khush, Direttore di Save the Children in Siria. “Per questo, chiediamo al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di impegnarsi per mettere in campo ogni sforzo possibile per riparare gli errori commessi e prevenire ogni ulteriore sofferenza, a partire dalla dichiarazione di un immediato cessate il fuoco e dall’apertura di canali umanitari che permettano di portare alla popolazione cibo, acqua potabile e medicinali, di cui c’è disperato bisogno”.

Save the Children chiede inoltre l’avvio di un’indagine indipendente che faccia luce sull’attacco della scorsa settimana contro il convoglio di aiuti umanitari Onu-Sarc e che chiarisca se, nel corso della ultima escalation di violenze, siano stati commessi crimini di guerra e ulteriori violazioni del diritto umanitario internazionale.

lunedì 26 settembre 2016

Burundi: rapporto Onu denuncia “gravi violazioni dei diritti umani” e “rischio genocidio”

Agenzia Nova
Bujumbura - Un gruppo di esperti delle Nazioni Unite ha denunciato “gravi violazioni dei diritti umani” commesse in Burundi, soprattutto da parte dei funzionari statali. 


In un rapporto pubblicato oggi, il Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani sostiene inoltre che, data la storia del paese, incombe un “rischio di genocidio”

Nel rapporto, come riferisce l’emittente “Bbc”, gli esperti elencano varie forme di tortura commesse dalle autorità, tra cui persone costrette a sedersi sull’acido e bruciate con fiamme ossidriche. Inoltre, denuncia il rapporto, sarebbero state segnalate diffuse discriminazioni su base etnica. 

Le violenze in Burundi sono scoppiate nell’aprile 2015 a seguito della decisione del presidente Pierre Nkurunziza di correre per un terzo mandato. Le violenze hanno provocato finora la morte di almeno 500 persone e la fuga dal paese di altre 250 mila.

"In Colombia la guerra è finita!". Oggi a Cartagena si sigla la pace tra Farc e governo colombiano

Adnkronos
"La guerra è finita, lunga vita alla Colombia, lunga vita alla pace". Con queste parole il comandante delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia Ivan Marquez ha annunciato l'approvazione all'unanimità dell'accordo di pace con il governo colombiano da parte del Congresso delle Farc.



L'accordo è stato firmato lo scorso 24 agosto all'Avana e mette fine a una guerra civile cominciata nel 1964 che ha causato circa 220mila morti, 45mila dispersi e più di 7 milioni di sfollati. 

L'intesa, cui ha fatto seguito un cessate il fuoco bilaterale e definitivo in vigore dal 29 agosto, sarà firmato oggi dal presidente colombiano Juan Manuel Santos e dai leader delle Farc, e sottoposto con un referendum al voto dei colombiani il 2 ottobre.

I combattenti dell’organizzazione guerrigliera più antica e numerosa del Paese si sono impegnati a deporre le armi, a rispettare lo stato di diritto e ad abbandonare la lotta armata. Le Farc potranno trasformarsi in un partito politico e i suoi affiliati ritornare alla vita civile. In particolare, alle Farc verranno assegnati di diritto 10 seggi nel Congresso per due legislature, fino al 2026. Dopo, dovranno dimostrare la propria forza alle urne.

In occasione del bilaterale Usa-Colombia che ha avuto luogo a margine dell'Assemblea generale dell'Onu, il presidente americano Barack Obama ha definito l'accordo di pace tra le Farc e il governo di Bogotà "un risultato storico" dopo 52 anni di conflitto armato, che "offre alla Colombia l'opportunità di aprire un nuovo capitolo della sua storia". "L'accordo - ha proseguito Obama - porterà benefici all'intera regione e al popolo colombiano. Ci vuole coraggio e impegno da parte di tutti. E noi siamo orgogliosi di aver avuto una piccola parte nel far avanzare il dialogo".

"Quando ho deciso di prendere l'iniziativa - ha ricordato il presidente colombiano Santos - una delle prime persone che ho informato è stato il presidente Obama. Da allora, mi è stato di grande sostegno. Tutti i giorni, tutte le settimane mi ha chiesto come stesse andando e mi ha sostenuto in tutti i modi possibili". Santos, a New York per presentare l'accordo di pace al governo americano e all'Onu, è adesso alla ricerca di fondi per finanziare una delle sfide più complesse del processo di pace, rimuovere le mine antiuomo presenti su più di metà del territorio.

La storica cerimonia per la firma degli accordi di pace si svolgerà oggi nella città caraibica di Cartagena de Indias. Alla cerimonia saranno presenti, tra gli altri, il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon, il segretario di Stato americano John Kerry, l'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue Federica Mogherini, il presidente della Banca mondiale Jim Yong Kim, la direttrice del Fmi Christine Lagarde, e i tredici capi di Stato della regione (Messico, Guatemala, Honduras, El Salvador, Costa Rica, Panama, Cuba, Venezuela, Repubblica Dominicana, Ecuador, Perù, Cile e Paraguay).