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martedì 21 agosto 2018

Gaza. Assedio israeliano, non entrano più forniture mediche e medicinali salvavita

Nema News
Dentro la Striscia non entrano più forniture mediche e medicinali salvavita, tra cui quelli necessari alla cura dei tumori. E uscire dall’enclave palestinese è diventato quasi impossibile


L’assedio a Gaza peggiora: nelle ultime settimane sono state interrotte le forniture mediche e l’arrivo di strumenti necessari per i trattamenti sanitari. L’Organizzazione Mondiale della Sanità avverte che il combustibile donato dalle Nazioni Unite per gli ospedali in emergenza sanitaria finirà entro la fine di agosto.

L’Ocha, l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, ha registrato dal 30 marzo al 2 agosto, 17.259 casi di persone nei Territori Occupati Palestinesi con problemi di salute provocati dall’inalazione di gas nocivi, armi da fuoco ed altre patologie.

La chiusura parziale del varco commerciale tra il confine di Karem Abu Salem e la Striscia di Gaza ha impedito l’accesso ai medicinali e alle attrezzature per eseguire radioterapie, terapie molecolari, scansioni Pet e scansioni isotopiche. Anche i medicinali chemioterapeutici sono stati proibiti dal blocco israeliano: lunedì 12 agosto il Ministero della Salute affermava che l’80% dei malati di cancro sulla Striscia di Gaza rischia un deterioramento delle condizioni di salute.

Coree - Quelle lacrime che dopo 60 anni raccontano l'orrore della Guerra di Corea

Globalist
È la Settimana della Riunificazione: le famiglie separate dalla Guerra di Corea si incontrano per la prima volta dopo 60 anni. Non capitava più da tre anni.


Non succedeva da tre anni ma, dati i recenti sforzi delle due Coree per riprendere quantomeno un dialogo pacifico, la "settimana dell'unificazione" vede centinaia di uomini e donne, per lo più tra i 70 e i 90 anni, incontrarsi in un punto comune per rivedere, dopo lunghissimi anni, i propri familiari persi durante la Guerra di Corea, che stabilì il confine tra Nord e Sud. 

Secondo i calcoli dell'Onu, sono almeno 700mila le famiglie coreane letteralmente spezzate dalla guerra e il regime di Kim ovviamente non ha mai consentito ai suoi abitanti di scambiare informazioni con quelli del Sud, nemmeno con i propri figli, nipoti e fratelli. 

Ed è così che Lee Keum-seom, 92 anni, ha completamente perso le tracce del figlio Ri Sang Chol, 71 anni, quando questi di anni ne aveva 4. Non si vedono da allora. La donna non sapeva se il figlio o il marito, che era con lui, erano vivi, se stavano bene. 


Poi la chiamata a sorpresa dal governo: Lee Keum è tra le fortunate che potranno partecipare all'evento. E riabbracciare suo figlio, dopo 67 anni. Inutile dire che le lacrime non lasciano spazio alle parole. 

Immigrazione - "Senza accoglienza l'Italia diventa un museo" - Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna

Adnkronos
“Quando noi neghiamo l’accoglienza alle persone neghiamo un diritto, il diritto di asilo deve essere garantito. E non va bene un mondo in cui togliamo alle persone dei diritti così fondamentali in nome di una pseudo sicurezza che viene minacciata. L’emergenza conviene, c’è qualcuno che ci guadagna. Quando non c’è una politica seria non si possono risolvere i problemi se non con delle soluzioni strutturali, questo è il problema". 


L'arcivescovo di Bologna, mons. Matteo Maria Zuppi, ha parlato di emergenza profughi e del diritto all’accoglienza durante il suo intervento nell’ambito dell’incontro con Stefano Ciafani, presidente nazionale Legambiente, che si è svolto ieri sera a Festambiente, la manifestazione nazionale di Legambiente nel grossetano.

"L’emergenza dei profughi conviene soltanto a chi non vuole decidere o a chi fa vedere che decide o che ha la soluzione. Dobbiamo uscire dalla logica dell’emergenza: questa la vera sfida che ci aspetta nei prossimi mesi ma è necessario fare delle politiche, ci auguriamo che ci siano delle scelte strutturali per il nostro Paese in cui non c’è futuro senza accoglienza. Un Paese può andare avanti o perché fa molti figli o perché è accogliente, altrimenti diventa un museo”.

lunedì 20 agosto 2018

Iran, rischio di esecuzione imminente per un prigioniero curdo

Corriere della Sera
Ramin Hossein Panahi , 22 anni, curdo-iraniano, rischia di essere messo a morte in tempi brevi.
Ramin Hossein Panahi
Della sua vicenda, in occasione di una precedente annunciata esecuzione poi sospesa, avevamo parlato qui a giugno.

Panahi è stato condannato a morte nel gennaio 2018 dopo essere stato giudicato colpevole di appartenenza al gruppo Komala e di “insurrezione armata contro lo stato”, accuse che ha sempre negato.

Nei giorni scorsi, Panahi è stato trasferito da Sanandaj – il capoluogo della provincia del Kurdistan iraniano – alla prigione Rajaee Shahr nella città di Karaj, a ovest della capitale Teheran e a centinaia di chilometri di distanza dai suoi familiari. Potrebbe essere il prologo dell’esecuzione.

Fonti giudiziarie hanno dichiarato ai familiari di Panahi che il trasferimento a Karaj si è reso necessario per fornire al detenuto le cure mediche necessarie a risolvere dei problemi renali.

Una spiegazione strana, hanno ribattuto gli avvocati del detenuto, dato che a Sanandaj gli ospedali sono assai meglio attrezzati.

Le Nazioni Unite, le organizzazioni iraniane per i diritti umani e Amnesty International hanno sollecitato le autorità di Teheran a non procedere all’esecuzione, sottolineando l’irregolarità del processo – svoltosi in assenza di un avvocato di fiducia – e i maltrattamenti e le torture subiti da Panahi dopo l’arresto.


Riccardo Noury

Afghanistan. I talebani annunciano rilascio di centinaia di detenuti

Ansa
I talebani hanno annunciato la liberazione di centinaia di detenuti "governativi" dalle loro carceri, alcune ore dopo l'offerta del presidente afghano Ashraf Ghani di una tregua consensuale a partire da domani, alla quale i ribelli non hanno tuttavia ancora risposto. 

"Centinaia di prigionieri sono stati identificati dalla Commissione per i detenuti per essere liberati e la preparazione del loro rilascio è in corso. I prigionieri liberati saranno riconsegnati domani ai loro cari, così che potranno essere riuniti alle loro famiglie per l'Eid el Adha (festa islamica che comincia martedì prossimo)", si legge in un comunicato dei talebani.

Fonti del governo di Kabul riferiscono all'Ansa che l'annuncio del rilascio dei prigionieri sarebbe una sorta di luce verde dei ribelli al nuovo cessate il fuoco, anche se non c'è ancora un annuncio ufficiale. 

Lo scorso giugno, in occasione di un'altra festa islamica, i talebani accettarono una tregua, la prima dopo 15 anni, finita con il rifiuto dei ribelli di estenderla per altri tre giorni. Subito dopo cominciarono violenti combattimenti.

Tailandia. Denis Cavatassi condannato a morte. Fico: "Il nostro Paese rifiuta incondizionatamente la pena di morte"

La Presse
Denis Cavatassi condannato a morte in Tailandia in secondo grado, Roberto Fico dedica un pensiero all'imprenditore italiano ritenuto colpevole di essere il mandante dell'omicidio del suo socio Luciano Butti. 

La questione è decisamente delicata e il presidente della Camera, nonché esponente di spicco del Movimento 5 Stelle, ha voluto dedicare uno spunto di riflessione su un tema scottante come quello dei diritti civili e la pena di morte. 

Il cinquantenne italiano è rinchiuso nelle carceri della Tailandia per il fatto risalente al marzo del 2011, con Cavatassi che aveva un'attività di ristorazione insieme a Butti. Si è sempre dichiarato innocente per la vicenda e sta lottando strenuamente per ottenere la libertà. In secondo grado è però arrivata la condanna alla pena di morte e molto dipenderà dalla sentenza della Corte Suprema. E a tal proposito ha espresso il suo pensiero Roberto Fico.

Il messaggio di Roberto Fico - Tramite la sua pagina Facebook, il presidente della Camera Roberto Fico ha scritto: "Voglio rivolgere un pensiero a Denis Cavatassi, cittadino italiano, condannato in Tailandia in secondo grado alla pena di morte. La storia giudiziaria e detentiva di Cavatassi colpisce profondamente e chiama in causa la nostra coscienza civile e democratica". Continua la terza carica dello Stato: Il nostro Paese rifiuta incondizionatamente la pena di morte e si batte da anni per la sua abolizione in ogni parte del mondo. Si tratta di un passo fondamentale ma non ancora sufficiente per parlare di civiltà e di umanità delle pene, e quindi di pieno rispetto delle garanzie e dei diritti fondamentali della persona".

E sottolinea Fico: "Sappiamo bene quanto sia difficile il percorso che conduce al riconoscimento e alla tutela effettiva di questi diritti, ma sappiamo anche che nessuna conquista è mai data, integralmente, una volta per tutte. La cultura dei diritti si evolve e va costantemente alimentata". Infine, l'augurio: "Nelle prossime settimane è attesa la pronuncia definitiva della Corte suprema sul caso di Cavatassi. Siamo fiduciosi in un esito diverso. A Denis e ai suoi cari va in questo momento il nostro pensiero e tutta la nostra umana solidarietà".

domenica 19 agosto 2018

Diciotti, Vergognosa minaccia di Salvini: "Se non interviene l'Ue, riportiamo tutti in Libia". "Nostro Ministro" propone grave violazione dei diritti umani e normativa europea e internazionale sul diritto di asilo

TG3
Continua lo stallo sulla nave della Guardia costiera, al quarto giorno senza porto di destinazione con 177 migranti a bordo. Duro botta e risposta tra i ministri italiani e Malta.



Ora dopo ora lo scontro tra Italia da un lato e Malta ed Europa dall'altro diventa più pesante. Al quarto giorno di stallo sulla nave Diciotti ferma a largo di lampedusa con 177 migranti a bordo, in attesa di sapere in che porto poter attraccare, l'ultimo intervento in oridine di tempo è del ministro dell'Interno Matteo Salvini che dichiara: 

"O l'Europa decide seriamente di aiutare l'Italia in concreto, a partire dalla nave Diciotti, oppure saremo costretti a riaccompagnare in un porto libico le persone recuperate in mare".
E se Salvini fa la voce grossa, ieri, alcuni informazioni dal ministero degli Esteri davano il ministro Moavero impegnato sulla via diplomatica proprio con i Paesi europei.

Sempre oggi, l'altro ministro - quello alle infrastrutture Danilo Toninelli - aveva attaccato Malta accusata di comportamento inqualificabile e meritevole di sanzioni per non essere intervenuta. Un tweet dove però Toninelli difendeva l'intervento - tanto contestato - di soccorso della Diciotti. "Diciotti - scrive - dimostra che l'Italia non si tira mai indietro quando si tratta di salvare vite umane".

La replica del ministro maltese rispedisce al mittente le responsabilità sul destino della diciotti, sottolineando che si tratta di una nave italiana. Un fatto che ha un solo precedente - un mese fa a Trapani - e lì fu il capo dello Stato Mattarella a sbloccare la situazione.

In tutto questo, ieri a Lampedusa sono arrivate dalla Tunisia due piccole imbarcazioni. Come riferisce il sindaco Martello, avevano a bordo circa 15 migranti che ora sono stati trasferiti all'interno del centro d'accoglienza dell'sola